27/08/2008
Limone, il factotum della frutta

Un tesoro di limone.
Alzi la mano chi conosce un altro frutto capace di guarire le malattie (scorbuto) e schiarire i capelli, trasformarsi in liquore e dar freschezza ai cibi, disinfettare ferite e sfiammare la gola, cuocere i cibi senza calore e impreziosire dolci, marmellate, sorbetti.
Infiniti sono gli impieghi salutari e golosi: una tazza di acqua calda - ma non caldissima, la vitamina C teme aria, luce e calore - con limone e un cucchiaio di miele ha funzioni digestive, lassative e concilia il sonno; qualche goccia aggiunta nell´acqua di cottura del cavolfiore ne abbatte l´odore; il succo riduce la quantità di alcool nel corpo, impedisce l´annerimento enzimatico della frutta e, in rapporto uno a due, tampona l´acidità della spremuta d´arancia.
Tale è la sua versatilità da aver ispirato perfino un neologismo para-erotico, se è vero che nel Nord Italia il verbo limonare sta per pomiciare. Gli studiosi sostengono che l´espressione sia stata mutuata da quella usata dai vecchi venditori milanesi («Cinq ghei due i limonitt», cinque centesimi due limoni), quando vedevano una coppia d´innamorati...
È tosto, il limone: capace di esibire sulla stessa pianta quasi contemporaneamente foglie, fiori, frutti ancora immaturi e, tra ottobre e primavera, anche quelli di color giallo squillante. Da inizio a fine estate, i limoni sugli scaffali dovrebbero essere verdastri, con la sola eccezione dei verdelli di vecchia raccolta o dei frutti in arrivo dal sud del mondo.
Ma i limoni verdi non piacciono granché, e quindi vengono ingialliti artificialmente nelle cosiddette "camere di sverdimento", dove viene immesso un gas, l´etilene, che attiva forzatamente gli enzimi della maturazione. Procedura che, tra l´altro, uccide gran parte degli oli essenziali, responsabili di profumo e qualità benefiche.
Altra scorciatoia, quella del difenile (E230), sostanza di origine petrolchimica che penetra nella buccia ritardando il deperimento. A scelta, si irrorano direttamente gli agrumi o si impregnano le cartine con cui vengono avvolti. In questo modo, l´assorbimento è graduale e perfino più dannoso.
Come se non bastasse - messaggio per i cultori del Limoncello - l´alcol ha un effetto solvente sui pesticidi, che dopo la filtratura passano nel liquore.
Per fortuna, esistono anche produttori che preservano il ciclo biologico dei frutti e si distaccano dalla pessima abitudine di trattare i limoni: soprattutto nelle aree di coltivazione storica, in Sicilia come in Campania, dove a inizio Novecento i limoni di Maiori erano quotati alla Borsa Merci di New York, con un export annuo di oltre trecento milioni di frutti.
Oggi, di tutta la raccolta a denominazione protetta, oltre la metà finisce nel Limoncello. Peccato che nella maggior parte dei casi i limoni compaiano solo sulle etichette, mentre nel liquore trionfano gli aromi chimici. I responsabili del Consorzio di tutela raccontano che testando oltre trecento marchi presenti sul mercato mondiale con la denominazione Sorrento, la materia prima certificata sia stata accertata in non più di sei bottiglie.
La nuova normativa dovrebbe impedire il dilagare degli abusi ai danni di un liquore soave, ridotto spesso a bicchierino d´alcol con pronunciato sentore di detersivo per piatti.
Del resto, un buon limone, come il prezzemolo, sta bene quasi dappertutto. Il quasi riguarda i fritti, dal pesce alla milanese: dove lo zic di limone spremuto vanifica tutta la fatica fatta per realizzare una cottura asciutta e croccante.
I cuochi tremano all´idea, ma non sanno sottrarsi a certe malsane abitudini dei clienti. Se vi arriva il fatidico spicchio nel piatto, spostatelo sulla tovaglia. Vi tornerà utile per una sana limonata digestiva.
Licia Granello
Fonte: Greenplanet.Net ’La rete del Biologico su internet’
12:07 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: limone, frutta, factotum, food, gastronomia, italia, sorrento | OKNOtizie |
Facebook
Il lievito di birra

Il lievito di birra è costituito dalle colonie di un microrganismo, il "Saccharomices cerevisiae", che si ottiene per fermentazione; le cellule del Lievito, ottenute da ceppi selezionati, vengono coltivate su un substrato di malto (orzo germogliato) nei fermentatori, in due modi diversi: a bassa temperatura (da 0 a 5 gradi), o a temperatura più elevata (fra i 15 e i 20 gradi); nel primo caso si ottengono i "Lieviti bassi", in cui le cellule si raccolgono sul fondo dei recipienti, nel secondo caso avremo i "Lieviti alti", dove invece le cellule affiorano sulla superficie del brodo di coltura.
Finito il processo di fermentazione, durante il quale le cellule di Lievito si sono moltiplicate migliaia di volte, esse vengono separate dal substrato nutritizio, lavate ed essiccate ad una temperatura che non supera i 40 gradi.
Il Lievito essiccato conserva intatti tutti i fattori nutrizionali del lievito fresco, mentre vengono inattivati gli enzimi e quindi la capacità fermentativa.
Il Lievito di birra ha un notevole valore nutrizionale per il suo grande contenuto in proteine, aminoacidi essenziali, minerali, vitamine ed è una combinazione di numerose sostanze nutritive molto importanti o rare, che si trovano in questo meraviglioso alimento in forma perfettamente assimilabile.
Il Lievito costituisce in particolare la più completa fonte di vitamine del gruppo B, che è un insieme di vitamine molto importante per gli sportivi, i bambini in crescita e le persone convalescenti, perché facilita la trasformazione di proteine, carboidrati e lipidi in energia.
Poiché le vitamine del complesso B agiscono in sinergia fra loro, intervenendo tutte quante sui sistemi di regolazione del metabolismo, è molto importante che la loro integrazione sia equilibrata e rispetti determinati rapporti reciproci; quindi il lievito è l’alimento ideale perchè le contiene tutte, dosate nelle giuste proporzioni. Inoltre, essendo una fonte abbondante di sali minerali, è consigliato agli sportivi per riequilibrare le perdite saline dovute alla sudorazione copiosa durante l’esercizio fisico.
Il Lievito di birra è un ottimo depurativo del fegato e della pelle, particolarmente di quella grassa e impura e di quella opaca, per cui è molto indicato in caso di diete disintossicanti e per l’acne; ma non bisogna trascurare l’azione trofica (cioè stimolante della crescita) del Lievito sugli annessi cutanei come unghie e capelli, che possono trarre notevoli benefici da una integrazione con Lievito di birra.
Per tutti coloro che seguono una dieta povera o priva totalmente di carne, come i vegetariani, costituisce una pratica e completa integrazione proteica che evita squilibri nutrizionali, facili se è scarso l’apporto di proteine animali.
Le indicazioni del Lievito di birra quindi, a causa della sua complessa composizione, sono rivolte a un grande numero di disturbi. Per il contenuto in vitamine neurotrope (B1 e B6, quelle cioè che si fissano in modo elettivo sul sistema nervoso), è consigliabile in diverse manifestazioni neurologiche come nevralgie e nevriti; per l’acido folico (B9), nelle anemie; per le vitamine anabolizzanti (B2 e B5), negli stati di denutrizione e nelle magrezze costituzionali; la carenza di vitamina B2, in particolare, si manifesta con glossiti, ragadi agli angoli della bocca, bruciori agli occhi, dermatite seborroica, alterazioni delle mucose del tubo digerente; le vitamine B1, B2, B3 e B6 migliorano significativamente il rendimento degli atleti, quindi sono indispensabili agli sportivi per migliorarne le prestazioni.
Un’integrazione delle principali vitamine del gruppo B è utile quando l’alimentazione è sbilanciata, come nelle diete iperlipidiche, o iperglucidiche, o iperproteiche, quando il consumo di alcool o di caffè è elevato, e nei fumatori.
Il Lievito di birra è utile anche per stimolare le difese immunitarie (vitamine B2, B5, B6), per la salute del tubo digerente (B1, B2, B3), per favorire l’attività delle ghiandole surrenali (B5), per una normale produzione di globuli rossi (B2, B5, B9), per la salute della pelle e delle mucose (B1, B2, B3, B6, B9) e per coadiuvare l’enorme lavoro del fegato (B1, B2, B6, B9).
Talvolta è consigliabile consumare il Lievito "vivo" che, moltiplicandosi nell’intestino, ostacola per concorrenza vitale l’insorgere di una flora patogena, migliorando invece la flora batterica intestinale benefica; qindi il Lievito "vivo" trova le sue indicazioni in quelle forme morbose derivanti da un’alterazione della flora batterica intestinale, come ad es. i dismicrobismi intestinali, conseguenti a somministrazione di antibiotici e, in generale, tutte quelle situazioni in cui si deve riequilibrare la flora batterica intestinale.
Mauro Hartsarich
12:06 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: lievito, birra, food, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Latte a tutte le età

È importante premettere che il latte è irrinunciabile nella colazione sana, perché è ricco di vitamine e di proteine “nobili”. Ma perché è così importante, soprattutto per i più piccini, iniziare la giornata con una bella tazza di latte? Perché è buono, e fa bene.
Il latte di mucca da sempre occupa un posto di rilievo nell’alimentazione, per la sua ricchezza di nutrienti, in equilibrio tra loro. Di tutto questo beneficia in particolare l’organismo in crescita, bisognoso di sostanze nutrienti, di principi vitali, capaci di fornire rapidamente energia, come il lattosio (lo zucchero del latte) agevolmente assimilabile, o i grassi, caratterizzati da buona digeribilità e facile utilizzazione.
Le proteine del latte e dei suoi derivati (rappresentate per circa l’80% da caseina e per il 20% da sieroproteine quali la lattalbumina) hanno un “alto valore biologico”, sono cioè tra le più adatte a coprire le necessità fisiologiche in relazione alla crescita, riparazione dei tessuti, formazione di enzimi, ormoni, anticorpi. Anche sotto l’aspetto vitaminico il latte è ben piazzato: la vitamina B12 è importante per la produzione dei globuli rossi, la B2 per la respirazione cellulare.
La vitamina A è invece essenziale per la crescita, il funzionamento della vista e per l’integrità del sistema immunitario. Per quanto riguarda i Sali minerali, il latte vanta una concentrazione unica di calcio e fosforo; questo particolare equilibrio rende il calcio altamente “biodisponibile”, cioè facile da assorbire e utilizzare. Il calcio svolge un’insostituibile funzione nella costruzione e nel mantenimento dell’apparato scheletrico in tutta la vita, in particolare nell’infanzia e nell’adolescenza.
Ora analizziamo la produzione del latte, alimento ricco di qualità nutrizionali, parlando dell’apparato digerente delle mucche, della bontà e varietà di latte, del confezionamento e della distribuzione, nonché di uno studio che smentisce un diffuso luogo comune.
Le mucche sono animali erbivori ruminanti che strappano l’erba e la ingoiano: solo più tardi, durante il riposo, fanno risalire in bocca il foraggio raccolto nel capace rumine per masticarlo con lenti movimenti regolari. La ruminazione è una funzione caratteristica degli animali “a stomaco multiplo”, cioè con più stomaci (denominati reticolo, omaso, rumine, abomaso), per cui gli alimenti dopo essere stati masticati sommariamente, deglutiti una prima volta e convogliati nel primo compartimento gastrico (rumine), vengono riportati nuovamente in bocca ove subiscono una nuova abbondante insalivazione e una seconda masticazione più accurata, per poi essere ancora deglutiti. In condizioni normali di alimentazione e di buon funzionamento dell’apparato digerente, il bovino presenta diversi periodi di ruminazione (circa 6-8) della durata di 40-50 minuti ciascuno e ogni bolo (cioè il cibo masticato e insalivato), viene ancora masticato per circa 60 volte.
A parte gli effetti meccanici della ruminazione, nel rumine l’alimento subisce un processo fermentativo ad opera dei microrganismi che sono presenti numerosissimi. Una volta che gli alimenti sono entrati nel rumine ed hanno subìto una prima frantumazione, le pareti delle singole cellule vengono attaccate dai batteri e da questi demolite: in questo modo giungono così a disposizione dell’organismo animale tutte le sostanze che sono contenute nelle cellule, proteine, glicidi (zuccheri), lipidi (grassi), minerali e vitamine.
Per avere ossa forti e denti sani abbiamo bisogno di una dose quotidiana di calcio (che è un sale minerale) e per crescere e mantenerci in forma sono necessarie le proteine, che sono i costituenti essenziali del nostro organismo. Il latte e i suoi derivati (formaggi, yogurt, burro) sono gli unici alimenti che possono fornire una quantità di calcio sufficiente al fabbisogno giornaliero e le proteine in esso contenute associano al loro elevato valore biologico anche la buona digeribilità. A questi pregi bisogna aggiungere la presenza di vitamine e del lattosio, uno zucchero che favorisce lo sviluppo di una flora digestiva molto efficace per l’assimilazione degli alimenti. I componenti più importanti del latte sono le proteine, le vitamine, i sali minerali, i grassi e i carboidrati.
Abbiamo già detto che le proteine sono di altissimo valore biologico, le migliori fornite dalla natura. Il latte, poi, è composto da una materia grassa e da un siero acquoso; nella materia grassa sono sciolte le vitamine liposolubili, mentre nel siero acquoso sono sciolte le vitamine idrosolubili. I sali minerali presenti nel latte sono il Calcio, il Fosforo, il Potassio e il Sodio. I grassi presenti nel latte sono saturi; ne troviamo il 3,5% nel latte intero e percentuali minori nel latte parzialmente scremato e scremato. I carboidrati del latte sono rappresentati in prevalenza dal lattosio, uno zucchero che nell’intestino si scinde in glucosio e galattosio ad opera di un enzima, la lattasi: quando nell’intestino di alcune persone questo enzima manca, si hanno casi di intolleranza, che possono essere il più delle volte superati utilizzando latte ad alta digeribilità HD(High Digestible), nel quale il lattosio viene reso digeribile perché si trova scisso in glucosio e galattosio.
Il latte non è un alimento completo, perché un alimento davvero “completo” non esiste: invece è essenziale per una corretta nutrizione ma è povero di Vitamina C, e manca di Ferro e di Fibre, bisogna quindi integrarlo con verdura, frutta e cereali. Durante i pasti non si beve latte perché essendo un alimento già ricco di proteine, non va inserito come bevanda in un pasto già bilanciato: può invece accompagnare uno spuntino o una merenda. Vi è da dire che il latte non va bollito perché quello in commercio è già pastorizzato e presenta sicure garanzie di igiene, potendosi consumarlo freddo o appena riscaldato; peraltro la bollitura lo impoverirebbe di Proteine, Calcio e Vitamine.
Durata, “leggerezza”, qualità: come interpretare le etichette di bottiglie e tetrapak
Il latte è presente sul mercato in tantissime varietà, alcune delle quali di nascita recente, ognuna con caratteristiche diverse. Si va dal latte crudo al “fresco pastorizzato”, dal classico latte fresco al latte a lunga conservazione, dall’Alta qualità al Microfiltrato, ecc.
Latte crudo
È il latte appena munto, che non viene sottoposto ad alcun trattamento ma raffreddato velocemente dopo la mungitura dei bovini, perché i batteri presenti al suo interno, sviluppandosi velocemente, causano in breve tempo la sua acidificazione. Di solito viene utilizzato per produrre formaggi di latte crudo.
Latte fresco pastorizzato
Il “latte fresco pastorizzato” viene sottoposto, entro 48 ore dalla mungitura, ad un unico processo di “pastorizzazione” a 75 gradi per 15 secondi e immediatamente raffreddato ad una temperatura di 4 gradi. Questo trattamento determina la distruzione di tutti i microrganismi patogeni eventualmente presenti nel latte crudo e di una parte dei microrganismi responsabili delle alterazioni del latte. Il ciclo completo del trattamento contempla, in successione, le seguenti fasi:
- preriscaldamento del latte a 40-45 gradi,
- omogenizzazione, il latte viene spruzzato da un ugello ad alta pressione (150-200 bar), allo scopo di rompere i globuli di grasso ed eliminare la tendenza alla formazione della crema in superficie,
- degasazione, consistente nel portare il latte a 45 gradi sotto vuoto parziale, per allontanare le bolle d’aria,
- pastorizzazione, a 75 gradi per 15 secondi;
- raffreddamento, rapido fino a 4 gradi.
Il latte pastorizzato si può conservare a temperatura di circa 4 gradi per un periodo che varia da alcuni giorni fino a 10 e più giorni; tuttavia solo da qualche anno, con la comparsa del latte microfiltrato, la legge impone una scadenza di 6 giorni.
Alta qualità
Il “latte fresco pastorizzato di alta qualità” è caratterizzato da elevate qualità igieniche in sede di produzione (es. pastorizzazione entro 24 ore) e dotato di un contenuto nutritivo più elevato. In generale, il “latte fresco pastorizzato di alta qualità” ha una breve durabilità (7 giorni dalla data di produzione) e deve essere trasportato e mantenuto in ambienti refrigerati tra 0 e 4 gradi centigradi. Una volta aperto il contenitore, va consumato entro un paio di giorni.
Microfiltrato
Il “latte microfiltrato” viene invece filtrato attraverso delle membrane dai fori piccolissimi che trattengono la maggior parte dei batteri e delle impurità. Anche questo trattamento conferisce una durabilità maggiore.
Alta temperatura
Il “latte pastorizzato a temperatura elevata” può essere pastorizzato più volte o subire un solo trattamento termico più intenso anche dopo le 48 ore dalla mungitura. Questo gli consente una curabilità superio, mediamente di 2 settimane.
Il latte a lunga conservazione (UHT)
Il procedimento di produzione a lunga conservazione consiste nel portare il latte a temperatura di sterilizzazione in un tempo molto breve (140 gradi per 10-15 secondi), perciò viene chiamato UHT (Ultra High Temperature). Il procedimento ha due opzioni: il trattamento termico su piastre o per iniezione di vapore. Il latte così ottenuto ha una durata di tre mesi, ma dopo l’apertura della confezione va conservato in frigorifero e consumato entro tre/quattro giorni.
Speciali
I “latti speciali” si distinguono per alcuni arricchimenti che vanno a potenziare le proprietà nutrizionali del latte. Possono essere aggiunti particolari fermenti lattici oppure proteine, vitamine, Sali minerali, o particolari tipi di grassi. Questi latti possono quindi soddisfare esigenze nutrizionali specifiche come quelle dei bambini, degli sportivi o degli anziani. Infine per i più piccoli, sono disponibili anche latti ai gusti (cacao, fragola, ecc.).
Inoltre, il latte può essere intero (contenente il 3,5% di grassi-62 kcal. per 100 grammi), parzialmente scremato (contenente tra l’1,5 e l’1,8% di grassi-46 Kcal. Per 100 grammi), totalmente scremato (contenente meno dello 0,3% di grassi-36 Kcal. Per 100 grammi).
Il confezionamento e la distribuzione
Sono due fasi molto importanti che si differenziano a seconda del tipo di latte prodotto. Per il latte fresco pastorizzato è particolarmente importante rispettare la catena del freddo (4 gradi), sia in fase di confezionamento che di distribuzione, mentre per il latte UHT, che può essere conservato a temperatura ambiente, riveste particolare importanza il rispetto delle condizioni di sterilità durante le fasi di confezionamento. L’utilizzo di moderne attrezzature automatiche e il controllo costante di tecnici esperti, assicurano quotidianamente una pronta consegna ai punti vendita con le massime garanzie igieniche.
E chiudiamo questa nostra conversazione parlando di un recente studio sul consumo di latte e adiposità, condotto dal dott. Gianvincenzo Barba, dell’Istituto di Scienza dell’Alimentazione (ISA) del CNR di Avellino e pubblicato sul British Journal of Nutrition.
Meno grassi i bambini che bevono latte
È quanto emerge da uno studio epidemiologico sulle relazioni tra frequenza di consumo di latte e adiposità, realizzato su un campione di circa 1000 bambini delle Scuole elementari di Avellino. La ricerca è stata condotta nell’ambito di uno screenning delle abitudini alimentari e dei determinanti del peso corporeo in età pediatrica. Lo studio ha dimostrato un’associazione inversa tra consumo di latte e adiposità: rispetto a chi non consuma latte o lo consuma raramente, il peso corporeo è più basso in chi lo consuma una volta al giorno, e ancora più basso nei bambini che lo consumano più volte al giorno. Tuttavia recenti studi avevano già dimostrato che negli adulti un’alimentazione ricca di Calcio, e quindi ricca di Latte e derivati, può svolgere un ruolo importante nel controllo del peso corporeo, grazie alla proprietà del Calcio di “bruciare” il grasso nelle cellule e di rallentarne la produzione.
Un dato questo che smentisce un diffuso luogo comune: infatti la maggior parte delle persone che seguono una dieta, riducono o eliminano i prodotti caseari per l’alto contenuto in grassi, rischiando così di non assimilare il Calcio che può aiutarli a dimagrire in modo sano, magari ricorrendo ai prodotti caseari a basso contenuto di grassi come lo yogurt o il latte scremato, che contengono la stessa quantità di Calcio di quello intero. Mancavano fino ad ora dati relativi ai bambini e, soprattutto, al consumo di latte, alimento ricco in nutrienti ad attività biologica e fonte principale di Calcio.
La ricerca apre alcune interessanti prospettive: la principale è quella di fornire un contributo scientifico sul tema della prevenzione del sovrappeso e dell’obesità infantile, condizioni in rapida ascesa in molti Paesi del mondo; essere in sovrappeso da bambini espone ad un alto rischio di obesità in età adulta, con i relativi rischi di malattie cardio-vascolari o patologie croniche e degenerative. L’altra prospettiva è la riconferma del valore fondamentale di un alimento come il Latte nell’alimentazione dell’età evolutiva.
Alfredo Manzella
Ricerche e Orientamento ai Consumi
12:03 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: latte, alimento, food, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Il latte, il nostro primo alimento

Il latte è una bontà,
bevine ogni giorno in grande quantità!
Derivano dal latte
lo yogurt ed il gelato,
il burro, la panna
e il formaggio prelibato!
Il latte è un alimento specie-specifico: ogni mammifero produce un latte adatto alle esigenze dei propri piccoli.
Il colostro è il primo liquido secreto dalla ghiandola mammaria subito dopo il parto: denso e di colore giallognolo, è indispensabile al piccolo per le sue funzioni sia nutritive che immunitarie.
Secondo la legge il latte è il prodotto della mungitura regolare, completa e ininterrotta della mammella di bovine che si trovino in buono stato di salute e di nutrizione e che non siano affaticate dal lavoro.
Dal punto di vista chimico-fisico il latte è un’emulsione di acqua e di grassi contenente protidi, glicidi, sostanze azotate, vitamine, sali minerali ed enzimi, in proporzioni variabili a seconda delle specie che lo ha prodotto e, per gli animali della stessa specie, a seconda della razza, dell’età, della fase di lattazione, dello stato di salute e delle tecniche di alimentazione e di allevamento.
Il latte che ha subito almeno un trattamento termico o altro trattamento equivalente può essere classificato come intero, parzialmente scremato, scremato, concentrato, in polvere, industriale.
Le micelle caseiniche disperse nel latte, per azione enzimatica, per acidificazione o per riscaldamento, si aggregano tra loro coagulando: questo processo porta alla formazione della cagliata, la prima fase della preparazione del formaggio.
Dalla lavorazione del latte si ricava una serie di sottoprodotti, quali il latticello ed il siero, utilizzati per l’alimentazione animale.
Una tazza di latte fornisce circa 160 calorie.
Il latte fresco pastorizzato di Alta Qualità è il migliore per il consumo quotidiano: la sua produzione richiede tecniche di allevamento e di lavorazione avanzate che coinvolgono la selezione, lo stato di salute e la corretta alimentazione delle vacche, l’igiene delle stalle, le condizioni di mungitura, la raccolta e la distribuzione, la struttura della centrale di lavorazione, i trattamenti termici ed il confezionamento.
In Italia la produzione di latte è deficitaria ed elevate sono le importazioni; il consumo di latte è notevolmente inferiore rispetto a quello di tutti gli altri Stati europei.
- Focus alimenti e bevande
12:02 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: latte, alimento, food, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
La tradizione sposa la passione, nasce il gelato Venchi

Una fresca bontà nasce dalla tradizione Venchi, il gelato.
Venchi, dal 1878 sinonimo di cioccolata di eccellenza, propone la sua esperienza e la sua tradizione nella declinazione fredda del gelato.
Un prodotto nel quale si ritrovano i valori nei quali da sempre Venchi crede e sui quali ha fondato il suo patrimonio di bontà.
Qualità, tradizione e bontà si sposano quindi nella dolce freschezza del gelato.
La passione e la competenza per il cioccolato sono la filosofia che guida Venchi anche nel gelato, un prodotto che sta diventando sempre più comune per il consumatore europeo.
Un consumatore che è sempre più informato e attento al prodotto che acquista e alle caratteristiche e alle proprietà che lo compongono.
Per questo Venchi abbraccia la filosofia del “better for you” , uno style of life dove la cura della genuinità e della qualità del prodotto si accompagna all’attenzione per i gusti, la bontà ed il benessere. Mangiare un buon gelato porta gioia e allegria come è stato dimostrato dai ricercatori dell’Istituto di psichiatria di Londra.
Un prodotto che è fortemente connotato come stagionale, ma che nei periodi freddi rivela il suo lato edonistico visto che si consuma per il solo piacere che la degustazione genera, e non per la necessità di rinfrescarsi. Salute e benessere inoltre sono due aspetti che nel gelato ricoprono molta importanza vista la peculiarità del prodotto.
Per questo Venchi pone grande attenzione alle materie prime: per i gusti alle creme proposti nelle CioccoGelaterie e nelle gelaterie che espongono il marchio Venchi, vengono utilizzati gli stessi ingredienti dei cioccolatini che hanno reso celebre la qualità Venchi.
Il gelato alle creme Venchi è prodotto con latte e panna sempre freschi. Il latte dei gusti Creme e Cioccolato è Granarolo Alta Qualità.
I gusti proposti vanno dal cioccolato extra-fondente in 4 declinazioni, al gianduia, alla nocciola e pistacchio, fino al tiramisù, panna cotta, amaretto e fior di panna. Ogni gusto celebra le qualità Venchi, riproponendole in versione gelato dal gusto unico ed equilibrato.
Tutte le ricette sono prive di glutine, aromi artificiali, conservanti, grassi idrogenati e coloranti per garantire un alimento genuino adatto a giovani, adulti e anziani e ideale per bambini. Qualità e professionalità si sciolgono in un'apoteosi di sapore.
I gelati alla frutta sono tutti privi di latte, senza grassi, conservanti, coloranti di sintesi ed aromi; si presentano come sorbetti di frutta fresca, acqua e zucchero, come esige la tradizione. Insomma un vero e proprio sorbetto spatolabile rinfrescante e leggero, di rara cremosità e delicatezza e a basso contenuto calorico. Accattivante per tutti e ideale per chi deve quotidianamente fare i conti con le calorie.
Venchi, per una totale trasparenza verso i clienti e consumatori, presenta in tutti i suoi punti vendita la Dichiarazione di Qualità sui suoi gelati e la possibilità di conoscere gli ingredienti che li compongono.
Fresche bontà tutte da scoprire, è proprio il caso di dirlo… se lo assaggi, capisci.
12:00 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: gelato, tradizione, passione, food, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Capocollo di Calabria Dop

L’origine di questo salume è contemporanea allo splendore della Magna Grecia e si ottiene dalla parte superiore del lombo del suino, disossato e salato.
La carne viene lavata con acqua, bagnata con aceto di vino e sottoposta alle operazioni di massaggio e pressatura.
Il gusto, intenso e delicato nello stesso tempo, è esaltato dall’abbinamento con vini rossi ben strutturati; il capocollo è tipicamente consumato come antipasto o come spuntino, con il tradizionale pane locale a lievitazione naturale, cotto nel forno a legna.
Tra i più illustri estimatori dei salumi di questa regione c’è Giacomo Casanova: egli narra, nelle sue memorie, di aver pranzato, durante un suo viaggio in Calabria, presso la mensa del vescovo Francescantonio Cavalcanti. Qui assaggiò i salumi della Calabria, giudicandoli i migliori che avesse mai mangiato.
11:58 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: capocollo, calabria, dop, gastronomia, salumi, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
La salutare mela

Una seduttrice dallo straordinario potere simbolico: tonda e carnosa, croccante e sugosa, è il frutto per eccellenza, nutriente, ricca di vitamine ed elementi naturali, è utile nella prevenzione.
Disintossicante, depurativa, ricostituente, lassativa, è benefica per i disturbi dovuti al passaggio stagionale.
"Dal punto di vista calorico, le mele non danno un grande apporto", afferma Benvenuto Cestaro, biochimico e nutrizionista della Facoltà di medicina di Milano. - Contengono quantità modestissime di proteine e grassi, e, tra gli zuccheri, soprattutto il fruttosio. Importante, invece, è il contenuto di vitamine (prevalentemente del gruppo B), minerali e, soprattutto, fibre. Inoltre, sono ricche di fattori vitaminosimili come bioflavoni e polifenoli, soprattutto nella buccia: ecco perché si consiglia di mangiarle crude (se non si hanno problemi digestivi o colon irritabile), meglio se coltivate biologicamente per evitare contaminanti e anticrittogrammici.
La novità: oltre agli antiossidanti, la mela contiene alcuni bioflavoni che hanno un effetto vasodilatatorio, migliorando il microcircolo, l’apporto di nutrienti, l’ossigeno e anche termoregolazione e dispendio energetico. Inoltre, aiutano a ridurre la pressione negli ipertesi".
Importante il contenuto di fibre: la mela è molto ricca, in particolare, di inulina e pectine che aumentano la ritenzione idrica e migliorano la regolazione intestinale.
Ultimamente è stato studiato con buoni risultati anche l’acido butirrico che riduce il rischio di diffusione di cellule tumorali soprattutto nell’addome.
Anche cotta, la mela è un ottimo alimento "tenendo presente, però - continua l’esperto - che con la cottura si perdono alcune delle frazioni vitaminiche e antiossidanti".
Essendo una grande apportatrice di fibra, si può accostare, ad esempio, a un insaccato, che contiene colesterolo e grassi saturi. Le fibre sequestrano, in parte, i sali biliari e il colesterolo, diminuendo gli effetti collaterali negativi di insaccati e carni rosse.
La fibra rallenta anche l’assunzione di glucosio, ha azione ipoglicemizzante e si accosta bene a un piatto di pasta o riso.
C’è poi l’effetto massa sullo stomaco che dà sazietà e aiuta a mangiare meno. "Si potrebbe utilizzarla come aperitivo: la fibra richiama acqua, gonfia lo stomaco e aiuta a trattenersi".
Una ricerca recente ha studiato lo stesso tipo di mela conservata più o meno a lungo: pochi giorni, un mese, un anno, due anni.
A volte, infatti, vengono messe in commercio mele conservate fino a due anni sotto gas inerte e, per stimolarne la maturazione, si aggiunge etilene.
"È un procedimento legale - continua lo specialista.- L’etilene è un gas che la mela stessa produce al momento della maturazione. Tanto che a volte si mettono mele mature insieme a quelle acerbe per farle maturare più velocemente.
Abbiamo misurato il potere antiossidante nei vari tempi: ottimo quello di una mela di pochi giorni di vita ma, dopo un mese, il livello scende al 50 per cento, dopo sei mesi arriva a zero e, dopo un anno, c’è addirittura un potere pro-ossidante. Il gusto, però, rimane invariato.
Ecco perché è importante mangiare mele appena colte. Altra cosa da non fare è tagliare le mele a mezzogiorno per mangiarle la sera: il contatto con l’ossigeno la fa ossidare e le fa perdere la maggior parte della sua capacità antiossidante".
Fonte Repubblica salute, 27 febbraio 2006
11:58 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: mela, salutare, food, gastronomia, italia, italy, frutta | OKNOtizie |
Facebook
La pizza mantiene giovani!

Chi mangia la pizza
vive cent’anni.
Eugenio Luigi Iorio
Eugenio Luigi Iorio, medico nutrizionista dell’Università di Napoli e direttore del Comitato Tecnico Scientifico della Festa della Pizza di Salerno, afferma che la pizza napoletana verace:
- ritarda la comparsa di rughe come una crema antietà;
- fluidifica il sangue rendendolo meno esposto al rischio di trombi;
- regolarizza il ritmo cardiaco.
“Dal punto di vista nutrizionale si tratta di un piatto molto ben equilibrato con una giusta proporzione di carboidrati, zuccheri semplici, grassi, e vitamine", dichiara il dott.Iorio.
"Inoltre è da sottolineare la significativa quantità di antiossidanti naturali presenti principalmente nel pomodoro (betacaroteni e licopene in particolare), nell’olio extravergine di oliva (vitamina E e polifenoli) e nel basilico (betacarotene) che combattono i radicali liberi responsabili almeno di 50 malattie, dall’artrite reumatoide al diabete al Parkinson alla demenza di Alzheimer fino all’ictus ed all’infarto”.
La margherita e la marinara, certificate Uni-pizza napoletana artigianale, sono quelle preferibili da un punto di vista nutrizionale.
Si sta procedendo ad una classificazione delle pizze che ha come criterio base la tutela della biodiversità, così da legare una varietà di pizza ai prodotti del territorio.
La pizza è un piatto unico, con un rapporto corretto tra lipidi, protidi, zuccheri, fibre, sali e vitamine, specie se vengono aggiunte verdure e formaggio.
11:57 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: pizza, diovani, salutare, food, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Il cachi, pane degli dei

Originario del Giappone e delle regioni settentrionali della Cina, dove oggi vengono coltivate oltre 2.000 cultivar, il cachi, o kaki o loto, o diospiro è il nome di un albero (Diospyros cachi), appartenente alla famiglia delle Ebenacee, e del suo frutto.
Già Plinio, nei suoi scritti, parlava delle piante di loto, molto resistenti alle variazioni di clima, di terreno ed ai parassiti, considerate in Cina albero delle sette virtù, giunto in Europa, alla fine del Settecento, come pianta ornamentale.
In Italia il cachi fiorisce tra maggio e giugno e tra ottobre e novembre, donando le sue bacche commestibili, dall’allegro colore arancione, attaccate al ramo da un breve e robusto peduncolo.
Ci sono molte qualità di cachi. Le principali sono la nordamericana e l’orientale:
- i frutti del cachi comune non sono adatti al consumo appena dopo la raccolta. Devono essere “ammezziti”, ovvero devono maturare fino a raggiungere una consistenza cedevole al tatto, perdendo il contenuto di tannini che li rende allappanti (leganti il palato e la lingua);
- i cachi vaniglia e sharon fruit si consumano appena colti, quando la polpa è ancora soda.
La qualità italiana più pregiata è quella di Misilmeri, in Sicilia.
I cachi sono un’eccellente fonte di beta-carotene, oltre a contenere abbastanza vitamina C, fibre, proteine di origine vegetale e una notevole quantità di zuccheri e sali minerali, quali potassio, calcio e fosforo.
Il frutto acerbo è ricco di tannino con azione astringente, mentre maturo ha proprietà diuretiche, decongenstionanti e disinfettanti, indicate in caso di infiammazioni intestinali.
Molto calorici, sono nutrienti e di facile digestione, consigliabili agli studenti e ai soggetti astenici e nervosi.
11:56 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cachi, gastronomia, dei, pane, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Cardo mariano, epatoprotettore

La facilità di assunzione
e l’efficacia sulle cellule epatiche
fanno del cardo mariano
un ottimo rimedio nelle malattie del fegato.
Catello Matonti
Il fegato è uno degli organi più importanti del corpo umano: oltre a svolgere un ruolo rilevante nella digestione, esplicato nella produzione della bile, le cellule epatiche, gli epatociti, devono presiedere a più di 500 funzioni metaboliche e regolatrici essenziali, che coinvolgono glucidi, lipidi e proteine.
L’estrema ricchezza di vasi sanguigni del fegato gli conferisce un ruolo fondamentale nella disintossicazione dell’organismo da numerose sostanze (alcol, farmaci ecc.).
È il fegato che trasforma in urea, un prodotto d’escrezione meno tossico, l’ammoniaca risultante dal catabolismo delle proteine:quando l’organismo è sovraesposto a determinate sostanze o è affetto da una malattia epatica, gli epatociti non sono più in grado di svolgere correttamente la loro funzione.
Talvolta l’epatotossicità dei prodotti da eliminare provoca addirittura la distruzione del fegato, con numerose ripercussioni sia sulla digestione, sia sulla salute in genere; di conseguenza, è importante consentire agli epatociti di funzionare correttamente, in modo naturale.
Il cardo mariano è noto fin dall’antichità per la sua efficacia come tonico epatico: recentemente, i numerosi lavori effettuati su modelli animali affetti da lesioni epatiche, organi isolati e colture di epatociti, hanno dimostrato l’utilità di questa pianta sul funzionamento del fegato.
Si è infatti riscontrato che la somministrazione di estratti di cardo mariano sopprime o diminuisce l’effetto delle sostanze epatotossiche che inducono la necrosi o la cirrosi epatica: la pianta deve le sue proprietà ad alcuni costituenti chimici particolari, estratti dai frutti: i flavanolignani, la cui miscela viene chiamata silimarina (silibina, silicristina e silidianina).
L’attività della silimarina si spiega con un’azione diretta sugli epatociti, che rende più difficile l’assorbimento delle tossine, consentendo la rigenerazione del tessuto epatico; inoltre, sembra che la silimarina agisca contro i radicali liberi, impedendo a certi prodotti tossici per il fegato di danneggiarne le membrane, ripristinando la corretta funzionalità epatica.
L’assunzione delle compresse di cardo mariano può essere utile nel trattamento dei problemi funzionali della digestione che si riscontrano nelle malattie epatiche o in qualsiasi altro stato congestionale del fegato:
- sensazione di pienezza gastrica,
- gonfiore addominale,
- rigurgiti acidi,
- ingestione eccessiva di grassi.
In presenza di lesioni provocate dall’assunzione di alcol o di farmaci, il cardo mariano consente di ricostruire le cellule danneggiate, ripristinandone la capacità metabolica; inoltre, sembra che rallenti la progressione della cirrosi e che acceleri il ritorno alla normalità in caso di epatite virale.
Se il cardo mariano viene assunto per il suo effetto antiepatotossico, è preferibile utilizzare una forma farmaceutica solida, per esempio le compresse: la silimarina è poco solubile in acqua, ragion per cui questa pianta è meno valida sotto forma di infuso.
Oltre ad essere priva di qualsiasi tossicità acuta o cronica, la silimarina è perfettamente tollerata.
La facilità di assunzione e l’efficacia sulle cellule epatiche fanno del cardo mariano un ottimo rimedio nelle malattie del fegato.
11:55 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cardo, mariano, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Castagna del Monte Amiata Igp

La castanicoltura nell’area del monte Amiata ha da sempre avuto diffusione, grazie alle condizioni climatiche particolarmente favorevoli, tanto che già negli statuti delle comunità dell’Amiata del XIV secolo si ritrovano specifiche norme per la salvaguardia e lo sfruttamento dei castagni, sia riguardo ai frutti sia riguardo alla legna.
L’importanza di questa coltura era motivata dal fatto che la castagna è stata per molto tempo quasi l’unica fonte di cibo per le popolazioni montane in alcuni periodi dell’anno.
Come si consuma
Tutta la bontà della castagna si assapora pienamente in autunno. I frutti, arrostiti o lessati, possono essere gustati accompagnati a buoni vini moscati.
Come si riconosce
Il sistema di etichettatura della Castagna del Monte Amiata Igp
Su ogni confezione di Castagna del Monte Amiata Igp nelle sue tre varietà: Marrone, Bastarda rossa e Cecio viene apposto il sigillo di garanzia costituito dal bollo dell’organismo di controllo e da un’etichetta inamovibile.
L’etichetta riporta le seguenti indicazioni: a) il logotipo della «Castagna del Monte Amiata» composto dal disegno di due castagne parzialmente sovrapposte di colore marrone chiaro che va sfumando all’interno, con contorni molto marcati e con l’ilo delle castagne di colore giallo chiaro. b) la dicitura «Castagna del Monte Amiata», seguita immediatamente dalla menzione dell’ «Indicazione geografica protetta» (I.G.P.); c) il nome della varietà delle castagne contenute nella confezione (Marrone, Bastarda Rossa, Cecio); c) il nome, cognome o ragione sociale del produttore, nonché la ditta e la sede di chi ha effettuato il condizionamento del prodotto; d) la quantità di prodotto contenuta all’origine nei contenitori.
11:55 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: castagna, !monte amiata", igp, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Castagna di Montella Igp

L’Indicazione geografica protetta “Castagna di Montella” è riferita alle castagne prodotte per il 90% dalla varietà Palummina e per il restante 10% dalla varietà Verdole.
Le caratteristiche distintive della“Castagna di Montella” IGP sono rappresentate da una pezzatura media o medio-piccola (75-90 frutti per Kg) e la forma rotondeggiante del frutto, con faccia inferiore piatta, base convessa e sommità ottusa mediamente pelosa. Il seme ha polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce. La buccia (pericarpo) è sottile e di colore marrone carico, facilmente distaccabile.
Proprio la forma del frutto giustifica l’etimologia del nome della varietà Palommina, forma che ricorda la somiglianza di una colomba che in dialetto si traduce appunto in “palomma”.
Grazie alle elevate caratteristiche di fragranza, sapidità e serbevolezza, la “Castagna di Montella” IGP viene utilizzata allo stato fresco (comprendendo anche il surgelato) e allo stato secco in guscio o senza.
Sotto l’aspetto dietetico nutrizionale, la “Castagna di Montella” è particolarmente rilevante per il contenuto in carboidrati, mentre scarso è il contenuto proteico.
Oltre che come caldarroste, le castagne di Montella sono particolarmente richieste dall’industria di trasformazione per uso marron glacés, marmellate, al naturale, purea. Ottime per guarnire carni e nelle minestre, ma il loro impiego si esalta soprattutto nella preparazione di dolci, di diverso tipo.
La “Castagna di Montella” IGP è considerata tra le migliori castagne prodotte in Italia; le ragioni di tale successo risiedono, oltre che alla qualità intrinseca della varietà, anche nella composizione dei terreni, nel clima favorevole ma anche nell’elevata professionalità raggiunta dai castanicoltori della zona che contribuiscono ad esaltare il livello qualitativo del prodotto.
11:55 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: castagna, montella, gastronomia, italia, italy, igp | OKNOtizie |
Facebook
Cereali e legumi combattono il cancro

Un gruppo di scienziati, guidati da ricercatori dell’ University College di Londra, ha scoperto un nuovo e potente composto antitumorale in alcune pietanze.
Il composto - inositolo pentasfosfato - si trova nella maggior parte dei legumi (come lenticchie, piselli e fagioli), nelle noci e nei cereali, e inibisce un enzima (fosfoinositide 3-chinasi) coinvolto nella crescita dei tumori.
La scoperta, descritta in un articolo pubblicato sulla rivista Cancer Research, suggerisce che una dieta arricchita di questi cibi potrebbe contribuire a prevenire il cancro, mentre l’inibitore fornisce un nuovo strumento per le terapie contro i tumori.
La fosfoinositide 3-chinasi è un elemento chiave nello sviluppo e nella progressione dei tumori umani.
Gli scienziati l’hanno studiato come possibile target di trattamenti anticancro, ma è difficile svilupparne degli inibitori a causa di problemi legati alla stabilità chimica e alla tossicità delle sostanze inibenti.
Ora i ricercatori guidati da Marco Falasca dell’UCL hanno scoperto che un composto naturale inibisce l’attività dell’enzima e potrebbe essere usato per sviluppare nuove terapie.
Nello studio, il composto è stato sperimentato in modelli di topo e su cellule di tumori.
Non solo l’inositolo pentachisfosfato si è rivelato capace di inibire la crescita dei tumori negli animali, ma ha anche aumentato l’effetto dei farmaci citotossici nelle cellule cancerose delle ovaie e dei polmoni.
La scoperta suggerisce l’utilizzo di inositolo pentachisfosfato per sensibilizzare le cellule dei tumori all’azione di alcuni comuni farmaci anticancro.
Fonte Le scienze, 21 settembre 2005
11:55 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cereali, legumil, cancro, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Bresaola della Valtellina IGP

Le prime testimonianze relative alla produzione della Bresaola della Valtellina risalgono al XV secolo, ma l’origine di questo salume tipico è senz’altro antecedente a quell’epoca.
Anticamente infatti era molto diffusa la tecnica di conservare le carni mediante salagione ed essiccamento, e già scritti del 1400 testimoniano l’uso in Valtellina di tali tecniche.
L’etimologia del nome potrebbe derivare dall’espressione sala come bris, per l’uso che un tempo si faceva del sale nella conservazione delle carni; oppure dal termine brasa (in dialetto= brace), poiché un tempo l’asciugatura del prodotto avveniva in locali riscaldati da bracieri.
La Bresaola della Valtellina deve essere consumata in fette sottili, di circa un millimetro, poiché solo in questo modo se ne riesce ad apprezzare completamente la fragranza.
Al momento dell’acquisto il colore deve essere di un rosso brillante e uniforme, anche se può essere rilevata la presenza di sottilissime striature di grasso.
Condita con olio pepe e limone e cosparsa con foglie di rughetta e scaglie di Parmigiano Reggiano, la Bresaola è protagonista di un piatto molto apprezzato in Italia: il Carpaccio.
I salumi vanno mangiati entro breve tempo per evitare che perdano in freschezza. Per mantenerne inalterate le caratteristiche di sapore, fragranza e aspetto, è opportuno dunque acquistarli nelle quantità e nelle confezioni più adatte alle proprie esigenze di consumo.
Il sistema più comodo e sicuro per poterne avere in casa una scorta consiste nel conservarli in frigorifero affettati e in vaschette sigillate.
Tra le fasi principali del processo di lavorazione della Bresaola della Valtellina c’è la salagione, che è sempre preceduta da un controllo dei pezzi di carne e dalla rifilatura, che serve a eliminare il grasso e le parti tendinose esterne.
La salagione è effettuata a secco, cospargendo la carne con sale e aromi naturali, e ha una durata non inferiore ai 10 giorni, interrotti da operazioni di massaggio, per consentire una più rapida e uniforme migrazione del sale all’interno del prodotto.
La carne salata viene successivamente insaccata in budelli naturali o artificiali e inviata alla fase di asciugatura, che deve consentire una rapida disidratazione del prodotto nei primi giorni di trattamento. Segue poi la stagionatura in locali muniti di impianti che consentano un ottimale ricambio dell’aria.
Le fasi di asciugatura e stagionatura devono avere una durata minima complessiva di quattro settimane.
11:54 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: bresaola, valtellina, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
La melagrana

Pianta originaria dell’Asia, il melograno produce un frutto, la melagrana, che è come una grossa bacca dalla scorza coriacea e dai colori vivaci che possono variare dal rosso più tenue al rosso più acceso. A maturazione avvenuta il frutto è sovrastato da un calice di petali che formano una specie di corona e al suo interno è pieno di semi succosi, di un rosso sanguigno-brillante e dal sapore dolce-acidulo.
La quantità e la bontà dei semi hanno sempre evocato simboli di abbondanza e fecondità e la presenza del calice fatto a corona ha aggiunto anche il simbolo della regalità.
Fecondità, abbondanza, regalità sono gli attributi delle Grandi Madri ed infatti sono molte le rappresentazioni in cui la melagrana viene abbinata a queste figure rappresentative.
In provincia di Salerno, a Capaccio Vecchio, in un santuario mariano, si venera una Vergine col Bambino Gesù che tiene nella mano destra una melagrana come fosse uno scettro: è la Madonna del Granato.
Nel museo di Paestum si può ammirare una statua arcaica, probabilmente del VII secolo a.C. che raffigura la dea Era con un bambino in braccio e nella mano destra il frutto del melograno. Anche Pausania, nel 300 a.C. aveva descritto una statua di Era in Argo, maestosa nel suo trono, che portava in una mano il frutto e nell’altra lo scettro.
Ma anche altre dee, Atena, Afrodite, Persefone furono ritratte con questo simbolo vegetale che alludeva a fecondità e regalità. Simbolo che poi fu attribuito alla Madonna. Famosa, fra le altre, la Madonna della melagrana del Botticelli.
Numerosi sono anche i miti in cui compare la melagrana, in particolare quello riferito a Persefone. Narra il mito che la dea, figlia di Zeus e Demetra stava passeggiando nei prati fioriti quando venne rapita da Ade, il dio degli inferi, che la portò con sé nonostante ella piangesse e si disperasse.
Il rapimento fu possibile per il tacito assenso di Zeus, ma quando Demetra lo venne a sapere, si adirò talmente tanto che impedì ai frutti della terra di maturare. Zeus preoccupato per la sorte degli uomini fu costretto chiedere a Ade di liberare Persefone.
Il dio degli inferi acconsentì alla richiesta di Zeus e liberò Persefone ma, prima di lasciarla andare, volle che assaggiasse il seme del melograno, dolce come il miele.
Quando Demetra potè finalmente riabbracciare la figlia, fu subito assalita da un presentimento e chiese alla figlia se per caso non avesse mangiato qualche cibo finchè si trovava nell’Ade, perché se l’avesse fatto, il suo destino era di ritornare ogni anno per almeno una stagione in quel luogo tenebroso. Purtroppo era così e la dea, da quel momento, dovette trascorrere una parte dell’anno presso il regno degli inferi.
In questo mito la melagrana ha la funzione di costringere la Grande Madre, espressione della Natura, a scendere periodicamente negli inferi, a morire nella stagione invernale per poi risorgere a nuova vita in Primavera.
La melagrana diventa così il simbolo del rinnovarsi del cosmo, della sua perenne rigenerazione nel ciclo eterno di vita-morte-vita.
Silvano Parisen
11:54 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: melagrana, food, gastronomia, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
Uva: in ogni acino un concentrato di salute!
L’amica del cuore
Se un detto contadino racconta che l’uva rende belle le gambe delle donne, riferendosi alla pigiatura nei tini, forse è il caso di aggiungere che per salute e bellezza la cosa migliore, invece di pigiarla, sarebbe mangiarla.
Le proprietà salutari dei frutti della vite sono una certezza tramandata da secoli, ma oggi si può affermare che grazie alle quantità di zuccheri, ferro e potassio contenuti negli acini, mangiare l’uva è utile alla regolazione del battito cardiaco e alla diuresi. A proteggere il cuore, inoltre, non è solo la polpa dell’uva, ma anche i semini, che sebbene a molti possono sembrare fastidiosi, giocano un ruolo importante perché producono un olio, il cosiddetto olio di vinacciolo, ricco di acidi grassi polinsaturi.
La dieta dei due chili d’uva al giorno
Nota è la cura con l’uva, la cosiddetta ampeloterapia (il termine proviene dal greco ampelos - vite). Questo tipo di cura - da iniziare rigorosamente a ottobre - è particolarmente utilizzato in Germania e in Austria e consiste in una dieta di un paio di settimane in cui si mangia esclusivamente uva, fino a due chili al giorno. Grazie ai sali minerali presenti negli acini e alla loro funzione depurativa e diuretica, la dieta dell’uva è particolarmente indicata nei soggetti malati di arteriosclerosi, gotta, uricemia e calcoli ai reni. L’alto contenuto di fibre inoltre la rendono indicata per la regolarizzazione dell’intestino.
Ma a onor del vero, i primi a fare la cura dell’uva sono stati proprio gli italiani già agli inizi del 900. A quel tempo a Peccioli, in Toscana, arrivavano molte famiglie benestanti da Firenze e dalla regione, per fare la "cura dell’uva". Alloggiati presso le ville di amici, o nell’unico alberghetto del paese, queste famiglie arrivavano tutti gli anni durante il periodo della vendemmia, quando potevano comprare dai contadini del luogo l’uva colombana fresca (un’uva disintossicante e ricostituente indicata per gli adulti, ma soprattutto per i bambini) che mangiavano da sola o con il pane appena sfornato.
Verde e viola per stare in forma
All’interno della dieta dei cinque colori, che consiglia di mangiare ogni giorno cinque porzioni di frutta e verdura di diverso colore (rosso, giallo/arancio, verde, blu/viola e bianco), l’uva da tavola rientra nei colori verde (quella bianca) e viola (quella nera).
Il verde
Il gruppo di frutta e verdura del colore verde è associato alla prevenzione dei tumori e delle patologie cardiovascolari. Tipico di questo gruppo è l’alto contenuto di due phytochemicals con potente azione antiossidante: la clorofilla e i carotenoidi. I carotenoidi sono responsabili della vista, dello sviluppo delle cellule epiteliali, e difendono dall’invecchiamento. Il contenuto di vitamina C degli ortaggi e della frutta di questo colore è molto elevato. Il principale ruolo svolto da questa vitamina è quello antiossidante, di protezione contro i radicali liberi associati allo sviluppo di malattie cardiovascolari, neurologiche, tumori e all’invecchiamento precoce. La vitamina C favorisce l’assorbimento del ferro contenuto nella frutta e nella verdura.
Il viola
I composti ad azione protettiva di questo gruppo di alimenti sono quei phytochemicals caratterizzati da un elevato potere antiossidante: le antocianine. Tali sostanze si sono dimostrate molto utili nel trattamento delle patologie della circolazione del sangue, della fragilità capillare, nella prevenzione dell’arteriosclerosi indotta da alti livelli di colesterolo, nell’inibizione dell’aggregazione piastrinica e nel migliorare la funzione visiva. Il consumo di alimenti contenenti antocianine è anche associato ad una ridotta incidenza di tumori. Tutti gli alimenti di questo gruppo, quindi anche l’uva nera, sono caratterizzati da un cospicuo contenuto di fibra, composto importante per la regolazione della funzione intestinale.
11:52 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: uva, salute, food, gastronomia, italia, italy, concentrato | OKNOtizie |
Facebook
L’arancia, uno scrigno di salute
Sono un frutto assai gustoso,
fatto a spicchi e assai succoso.
Sono tonda ed ho la pancia.
Indovina son l’arancia.
L’arancio (Citrus Sinensis), albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rutacee, originario di Cina, Indocina ed altri paesi del Sud Est asiatico, in cui è coltivato da molti secoli, si diffuse nel bacino del Mediterraneo in tempi remoti e fu poi introdotto in America da Cristoforo Colombo, alla fine del XV secolo.
Oltre che nel bacino del Mediterraneo, è coltivato nelle tre Americhe (Nord, Centro e Sud), in Sudafrica ed in Australia: i maggiori produttori di arance sono il Brasile e gli Stati Uniti.
La principale regione italiana produttrice è la Sicilia, seguita da Calabria, Basilicata, Sardegna e Campania.
Durante l’intero mese di febbraio, nella zona di Catania, Siracusa ed Enna, si celebra Le città dell’arancia, un vero e proprio viaggio alla scoperta dell’agrume, dalla coltivazione sino ai laboratori di produzione di succhi e marmellate.
In Puglia, a Vico di Gargano, il 14 febbraio, San Valentino, santo degli innamorati e protettore degli agrumeti, si celebra la Sagra dell’arancia.
L’etimologia del termine arancia è di derivazione araba, dal persiano narang, che risale al sanscrito nagarañja = frutto prediletto dagli elefanti.
La caratteristica nutrizionale principale delle arance è la vitamina C: sono presenti, inoltre, discrete quantità di vitamina A, modeste di vitamina B1 e B2, vitamina P, che aumenta la robustezza e l’elasticità dei vasi sanguigni, vitamina PP, che previene malattie come la pellagra, flavonoidi, acido citrico ed altri acidi organici (tartarico, malico e fumarico), fibra.
Il patrimonio dei minerali contenuti nell’arancia è ricchissimo: calcio, selenio, potassio, magnesio, fosforo, bromo, zinco, rame, ferro, zolfo e sodio.
Ottimo alimento per l’affaticamento fisico ed intellettuale, è utile anche in caso di disturbi intestinali, epatici e gastrici.
In fitoterapia dell’arancio amaro si utilizzano le foglie, la scorza dei frutti, i fiori raccolti prima dell’apertura; dell’arancio dolce si utilizzano i frutti e la corteccia.
Dalla spremitura delle bucce, che la contengono abbondantemente in sacche oleifere sottocutanee, si ricavano varie essenze, le quali esercitano un’azione neuro-calmante ed anti-depressiva, inducendo serenità, buon umore e atteggiamenti positivi.
I gargarismi con il succo di arancia giovano nelle gengiviti e stomatiti; l’infuso della scorza gode di proprietà aperitive, digestive e spasmolitiche.
In cucina, oltre che per il tradizionale consumo fresco e decorativo, l’arancia può essere utilizzata per la produzione di succhi, marmellate, insalate, salse, raffinati piatti in agrodolce, liquori, frutta candita.
11:52 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: arancia.salute, gastronomia, frutta, italia, italy | OKNOtizie |
Facebook
“Il cuore più dolce del Mediterraneo”
100% naturale,
dal cuore del Mediterraneo
Solinda™ è una varietà di anguria di piccole dimensioni coltivata naturalmente, in condizioni ottimali, nelle regioni più assolate del Mediterraneo, da coltivatori specializzati dei più esperti.
- Coltivata nel sud d’Italia e maturata in condizioni climatiche ottimali, per ottenere i più elevati livelli di fruttosio e la croccantezza che fanno di questo frutto uno tra i più apprezzati dai consumatori durante l’estate.
- Agricoltori specializzati selezionati seguono rigidi protocolli e procedure agronomiche rispettose dell’ambiente al fine di garantire sempre livelli elevati di qualità.
- Rigorosi controlli di qualità, dalla raccolta fino al momento in cui il frutto è riposto nei banchi del punto vendita, ci permettono di selezionare unicamente i frutti migliori.
- La produzione viene raccolta, inscatolata, conservata e trasportata a temperatura controllata, rispettando le direttive igienico-sanitarie internazionali (Eurepgap/BRC/IFS).
- La miglior qualità che la natura è in grado di offrire, disponibile da maggio a settembre!
Prodotta e distribuita dal gruppo Peviani, è disponibile:
- in Italia anche presso Gs, Auchan, Carrefour, Conad, Unes, Finiper e Esselunga,
- in Svizzera presso Coop e Migros,
- in Gran Bretagna presso Morrisons e Somerfield.
11:51 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cuore, mediterraneo, gastronomia, food, italia, italy, dolce | OKNOtizie |
Facebook
Alimenti probiotici, prebiotici e simbiotici
Il termine probiotico deriva dal greco pro-bios e significa a favore della vita.
Basandosi sulla definizione del ricercatore inglese Fuller (1989): il probiotico è un microrganismo vivente che esercita un effetto positivo sulla salute dell’ospite con il risultato di rafforzare l’ecosistema intestinale.
I probiotici sono pertanto microrganismi vivi contenuti in alcuni tipi di latte fermentati e yogurt che contribuiscono favorevolmente all’equilibrio della flora intestinale e potenziano le difese immunitarie.
Gli antenati dei probiotici furono oggetto di interesse e di studio da parte di E. Metchinkoff.
La concentrazione in batteri probiotici vivi deve essere non meno di 107/grammo di alimento fermentato probiotico.
Dagli anni ’90 l’Unione Europea finanzia circa 60 laboratori che si occupano di testare sia l’efficacia dei probiotici che la scoperta di nuovi ceppi batterici.
I prebiotici, secondo la definizione di Gibson e Roberfroid (1995), sono sostanze non digeribili di alcuni alimenti che stimolano l’azione benefica sull’ospite promuovendo la crescita di una o più specie batteriche considerate utili per l’uomo.
La definizione di prebiotico è riservata all’alimento addizionato di molecole fermentescibili in grado di favorire lo sviluppo di gruppi batterici intestinali utili per l’uomo.
Si tratta di fibre idrosolubili, non gelificanti, tra le quali le più studiate sono: i polisaccaridi non amidacei o beta-glucani, fructani, oligofruttosaccaridi (FOS), tra i quali l’inulina.
L’alimento simbiotico è costituito dall’associazione di un alimento probiotico con alimenti prebiotici, la cui azione è sinergica sulla salute umana.
Attualmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la FAO stanno elaborando delle linee guida internazionali volte a regolare la ricerca e la tipologia di mercato dei probiotici.
11:50 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: gastronomia, alimenti, italia, italy, ricette, cucina | OKNOtizie |
Facebook
Gelato, il sapore dell'estate è vintage
Gusto che vince non si cambia. Potrebbe essere questo lo slogan ideale per il gelato confezionato dell’estate 2008 che, infatti, tra riedizioni d’epoca e rivisitazioni, vedrà i grandi classici del passato farla da padrone nei frigoriferi degli italiani durante i prossimi mesi.
Tutte le aziende del settore ripropongono rivisitazioni vintage di ricordi e emozioni che si schiudono al primo assaggio: dai ghiaccioli ispirati ai sapori di anice, chinotto, cedrata e granatina, della linea Dadaumpa della Sanson, al Barattolino Sammontana, che oggi si ripresenta con gli stessi e gusti e logo, che lo resero celebre oltre trent’anni fa.
Ormai maturo come prodotto, oggi i consumi pro-capite sono fra i 4 e i 4,2 chilogrammi annui, il gelato confezionato ha perso, quasi del tutto, la sua caratteristica stagionale, ma non il suo appeal festaiolo e voluttuario, e se una volta nell’immaginario e nelle pubblicità ad addentare queste delizie erano soprattutto bambini e giovani coppiette acqua e sapone, oggi è la volta di sensuali e voluttuose sirene, sedotte da un piacere senza peccato.
L’intramontabile gelato ricoperto su stecco diventa più grande, anzi, "Magnum" e, se possibile, ancora più buono, anzi "Maxibon". Ma quella che arriva sarà anche la stagione dei minigelati: mini-coni, mini-stecchi, praline e bocconcini mignon di ogni forma e gusto per i patiti della linea, con un prodotto che offre lo stesso gusto delle versioni standard abbattendo decisamente l’apporto calorico, basti pensare, infatti, che un mini-cono non supera le 100 calorie. In altre parole, un’opportunità in più di gustare questo prodotto, con meno sensi di colpa.
Protagonista assoluto dell’estate 2008 sarà in ogni caso il cioccolato in versione gourmet, che fondente e arricchito da accostamenti ricercati, vedrà stecchi, coni, coppette, biscotti e bon bon sposarsi con salse al cacao, brownies e pezzi di cioccolato bianco ricoperto al cioccolato fondente belga, oppure variegature al cacao, alla nocciola, al caramello, ai frutti di bosco con gocce di fondente, e ancora ricche creme all’uovo ricoperte con ciliegie sciroppate. Il cioccolato scoprirà inoltre accostamenti arditi: dalle scorze d’arancio al peperoncino solo per citarne alcuni.
D’altronde, quella 2008 è un’estate speciale per il gelato confezionato, che proprio quest’anno compie sessant’anni: è infatti nel 1948, che dalla creatività di Angelo Motta nasce il primo stecco al fiordilatte: il "Mottarello", un desiderio a portata di mano, e di tasca che rivoluzionò il rapporto tra gli italiani e il gelato.
Fonte: http://www.gambeinforma.it/default.aspx?idpage=8530&i...=
11:49 Scritto da: bravo_cook in Gastronomia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: gelato.vintage, estate, gastronomia, italia, italy, sapore | OKNOtizie |
Facebook





















