24/09/2008
CIBI ai FARMACI e VACCINI, gravemente lesivi per la salute !

CIBI OGM ai FARMACI e VACCINI …pericolosissimi...per uomini ed animali !
Francesco Sala (ordinario di botanica generale e biotecnologia delle piante presso l’università di Milano e professore onorario all’università di Nanchino), non riuscendo ad addormentarsi, avrà fatto zapping col telecomando. Tra una vendita di tappeti e una maga che tutto vede e prevede, sarà finito con l’imbattersi nell’incommensurabile Gigi Marzullo (Avellino, 1953, giornalista) che, sottovoce sotto voce, sollecitava il suo ospite notturno “Si faccia una domanda, sia dia una risposta”.
“Buona idea”, avrà pensato Sala, prendendo subito nota sulla sua Moleskine.
“Buona idea”, avrà pensato Sala, prendendo subito nota sulla sua Moleskine.
Qualche tempo dopo, lo spunto è venuto buono, suggerendogli il titolo per il suo ultimo libro “Gli Ogm sono davvero pericolosi ?” (Laterza, Bari, 2005, pp.158, euro 10,00), domanda a cui, dopo lunga e sofferta meditazione, si è dato la risposta.
Dalla recensione di Luca Passacielo (ammettiamo: ci basiamo su affermazioni di terzi, non abbiamo ancora fatto in tempo a fiondarci in libreria), apprendiamo che nel testo si sostiene più d’una volta che "sono in fase avanzata di sperimentazione piante che producano vaccini contro malattie infettive e tumori", tra cui l'Aids.
Non e' certo con la manipolazione genetica applicata alle piante che si risolve il problema della malnutrizione delle popolazioni del mondo, ma e' ripristinando un'agricoltura naturale e biologica e NON inquinando l'ambiente che si potranno risolvere questi problemi
VACCINI nel RISO OGM
L'attenzione è posta su questo nuovo modo di utilizzo del riso e di ogni possibile genere alimentare come veicolo per vaccini e medicinali in genere. Alcuni ricercatori hanno impiantato alcune proteine del colera in riso modificato geneticamente, per osservare la reazione che tale modifica ha sviluppato nelle cavie. Questo tipo di impianto funzionerebbe come una vera e propria vaccinazione, inducendo i ratti a sviluppare gli anticorpi contro il colera.
Questa "rivoluzionaria" tecnica apre la strada ad innumerevoli applicazioni future. Molti farmaci potrebbero essere inseriti in alimenti comuni all'alimentazione dell'uomo, per vaccinare preventivamente oppure curare malattie già presenti. Questo approccio sembra violare ogni forma di diritto alla vita di ogni essere vivente.
Una inadeguata politica di diffusione di tali alimenti, porterebbe a vaccinazioni di massa, raggiungendo la totalità degli uomini sul pianeta.
Ovviamente molti di voi penseranno che questo sia poco realistico, tuttavia la possibilità che ciò possa avvenire nei prossimi anni, non è poi una soluzione così remota. La scienza medica sembra essersi votata al controllo e alla diffusione capillare di principi attivi, piuttosto che adoperarsi a migliorare la vita dell'uomo nella sua natura perfetta.
Ovviamente molti di voi penseranno che questo sia poco realistico, tuttavia la possibilità che ciò possa avvenire nei prossimi anni, non è poi una soluzione così remota. La scienza medica sembra essersi votata al controllo e alla diffusione capillare di principi attivi, piuttosto che adoperarsi a migliorare la vita dell'uomo nella sua natura perfetta.
La farmacologia moderna sembra purtroppo l'unica forma di contrasto delle patologie, l'unico modo per curare questo tipo di disturbi. Il rischio che corriamo è di vedere questi strumenti mal utilizzati da governi e lobby farmaceutiche per controllare (se ce ne fosse ancora bisogno) le persone e la loro salute.
Un individuo sano non è un buon consumatore agli occhi delle corporazioni alimentari e farmaceutiche. L'obiettivo finale per queste multinazionali è mantenerci in perenne stato di malattia, in modo da essere continuamente soggetti a cure e vaccinazioni, contribuendo ad aumentare i profitti e i giochi di poteri che li regolano.
Il controllo delle nascite (basti ricordare la soia OGM in India), la diffusione di malattie, l'indebolimento del sistema immunitario, potrebbero essere veicolate tramite questo tipo di rimedio.
Il futuro prevede molta tecnologia e tanti farmaci, il tutto immerso in aria irrespirabile e onde elettromagnetiche ovunque.
Il futuro prevede molta tecnologia e tanti farmaci, il tutto immerso in aria irrespirabile e onde elettromagnetiche ovunque.
Vi sembra uno scenario biologicamente adatto ?
In apparenza un bizzarro esperimento di ingegneria genetica nelle piante, ha suscitato l'idea di utilizzare un ceppo di riso, che renderebbe le iniezioni per le vaccinazioni una cosa del passato.
Ricercatori che lavorano presso la University of Tokyo's Institute of Medical Science stanno lavorando con gli esperti in materia di farmaci, agrobiologi e genetisti, per modificare la composizione del riso e includere le proteine del colera.
Quando il riso è usato come cibo per topi di laboratorio, induce a sviluppare anticorpi de colera nello stesso modo in cui si manifesta in una normale vaccinazione.
In apparenza un bizzarro esperimento di ingegneria genetica nelle piante, ha suscitato l'idea di utilizzare un ceppo di riso, che renderebbe le iniezioni per le vaccinazioni una cosa del passato.
Ricercatori che lavorano presso la University of Tokyo's Institute of Medical Science stanno lavorando con gli esperti in materia di farmaci, agrobiologi e genetisti, per modificare la composizione del riso e includere le proteine del colera.
Quando il riso è usato come cibo per topi di laboratorio, induce a sviluppare anticorpi de colera nello stesso modo in cui si manifesta in una normale vaccinazione.
Le implicazioni - se i ricercatori possono aumentare il carico ad un livello adatto per l'uomo - sono che importanti farmaci potrebbero essere impiantati facilmente nel riso, che può essere cotto e mangiato, invece di dover essere trasportati con cura e distribuiti come medicine tradizionali.
Fonte: Bio tech promises disease vaccines via food
Fonte: Bio tech promises disease vaccines via food
Ecco cosa invece sta succedendo: LA NUOVA INGEGNERIA GENETICA (NUTRICEUTICA) APPLICATA ALL'AGRICOLTURA PUNTA A OTTENERE PIANTE CON VALORI NUTRIZIONALI AGGIUNTI
Verdure più ricche dai campi transgenici - Alcune piastre di coltura in cui vengono fatte sviluppare le giovani piantine modificate (GENETICAMENTE = OGM).
Tre anni fa, nel 1996, sparsi per il mondo vi erano 2,8 milioni di ettari di terra coltivati con piante transgeniche, ovvero con piante modificate geneticamente non mediante l'antica biotecnologia della ibridazione, ma attraverso la moderna biotecnologia del DNA ricombinante o di altre tecniche di manipolazione molecolare e genetica.
Un anno dopo, nel 1997, gli ettari a coltivazione transgenica erano saliti a 11 milioni. E lo scorso anno, nel 1998, le piante modificate geneticamente coprivano ormai un'area di 27,8 milioni di ettari.
L'incremento è stato spettacolare: in soli due anni le colture transgeniche sono aumentate di dieci volte.
E così qualcuno già saluta (e qualche altro già paventa) la nuova rivoluzione verde che modificherà il paesaggio agrario del mondo intero, l'alimentazione stessa dell'uomo.
Un anno dopo, nel 1997, gli ettari a coltivazione transgenica erano saliti a 11 milioni. E lo scorso anno, nel 1998, le piante modificate geneticamente coprivano ormai un'area di 27,8 milioni di ettari.
L'incremento è stato spettacolare: in soli due anni le colture transgeniche sono aumentate di dieci volte.
E così qualcuno già saluta (e qualche altro già paventa) la nuova rivoluzione verde che modificherà il paesaggio agrario del mondo intero, l'alimentazione stessa dell'uomo.
In realtà la rivoluzione delle moderne biotecnologie in agricoltura è molto meno diffusa e pervasiva di quanto si creda. Perché le piante transgeniche effettivamente coltivate a grande scala sono davvero poche: soia, mais, cotone, canola. Perché nascono e crescono soprattutto negli Stati Uniti, dove si trova il 74 per cento dell'area globale coltivata con organismi transgenici. Perché sono controllate da appena quattro o cinque grandi industrie. E, soprattutto, perché quasi tutte sono state manipolate geneticamente per un solo motivo: resistere alle pesti (parassiti, insetti) o ai pesticidi (erbicidi, insetticidi).
Insomma, la sensazione è che la rivoluzione delle moderne biotecnologie verdi sia largamente inesplosa.
Che i rivoluzionari scesi nei campi siano ancora pochi e tendenzialmente monopolisti. E, soprattutto, che consumino tutta la loro ansia rivoluzionaria ostinandosi a utilizzare i loro potenti cannoni per sparare ai passeri, piuttosto che per aprire brecce verso una sostanziale modifica del modo di alimentarsi dell'uomo. Il risultato è che il dibattito riguardo ai rischi e alle opportunità si sta radicalizzando intorno alle questioni generali dell'economia agroalimentare globalizzata, anziché sulla miriade di specifiche potenzialità offerte dalle moderne biotecnologie verdi.
E, invece, questa miriade di potenzialità specifiche esiste. Un saggio significativo lo ha offerto di recente la rivista statunitense Science, che ha dedicato un numero speciale alla biotecnologia delle piante. Ovvero a quello che l'ingegneria genetica sta facendo, o sta per fare, non tanto per incrementare la produttività economica di vecchie piante e di vecchi prodotti, ma per creare nuove piante e nuovi prodotti con un valore aggiunto originale: chimico, farmaceutico e, soprattutto, nutrizionale.
Insomma, la sensazione è che la rivoluzione delle moderne biotecnologie verdi sia largamente inesplosa.
Che i rivoluzionari scesi nei campi siano ancora pochi e tendenzialmente monopolisti. E, soprattutto, che consumino tutta la loro ansia rivoluzionaria ostinandosi a utilizzare i loro potenti cannoni per sparare ai passeri, piuttosto che per aprire brecce verso una sostanziale modifica del modo di alimentarsi dell'uomo. Il risultato è che il dibattito riguardo ai rischi e alle opportunità si sta radicalizzando intorno alle questioni generali dell'economia agroalimentare globalizzata, anziché sulla miriade di specifiche potenzialità offerte dalle moderne biotecnologie verdi.
E, invece, questa miriade di potenzialità specifiche esiste. Un saggio significativo lo ha offerto di recente la rivista statunitense Science, che ha dedicato un numero speciale alla biotecnologia delle piante. Ovvero a quello che l'ingegneria genetica sta facendo, o sta per fare, non tanto per incrementare la produttività economica di vecchie piante e di vecchi prodotti, ma per creare nuove piante e nuovi prodotti con un valore aggiunto originale: chimico, farmaceutico e, soprattutto, nutrizionale.
Il Vaccino verde vale oro
Piante transgeniche con un valore chimico aggiunto sono quelle, per esempio, che producono nuovi tipi di plastiche biodegradabili, come il poli-idrossibutirrato (PHB) o additivi dell'industria delle plastiche, come l'acido vernolico e l'acido ricinoleico. Ancora, una pianta di mais modificata geneticamente produce l'avidina, una proteina che si trova di norma nelle uova di gallina e che è un reagente molto utile nei laboratori di analisi.
Piante transgeniche con un valore farmaceutico aggiunto sono quelle capaci di produrre gli antigeni contro l'epatite B, la rabbia, il colera e diversi virus. Da qualche anno sono state modificate geneticamente piante di tabacco e di patata contenenti una proteina capace di scatenare la produzione di anticorpi contro le infezioni intestinali provocate dal batterio Escherichia coli. Una diffusione di queste piante nei paesi in via di sviluppo potrebbe essere un valido sistema per combattere la diarrea, che nel Sud del mondo è una delle cause principali di mortalità.
Ma, forse, il valore specifico aggiunto più interessante di molte piante transgeniche è quello nutrizionale.
Le moderne biotecnologie, infatti, consentono di individuare e trasferire geni in grado di conferire a una pianta la capacità di aumentare la produzione di alcune sostanze biochimiche interessanti, quali per esempio i nutrienti, e di abbattere la produzione di molecole indesiderate, come gli acidi grassi saturi e tutte le altre sostanze con proprietà antinutrizionali.
L'ingegneria fitogenetica, l'ingegneria genetica applicata alle piante, offre, pertanto, opportunità inedite alla nutriceutica, ovvero alla scienza delle sostanze nutrienti e della loro azione fisiologica e terapeutica. In altri termini le moderne biotecnologie propongono svariate possibilità di far arrivare sulla tavola cibi più sani e nutrienti, non solo cibi prodotti in maniera più economica.
I due filoni di ricerca più promettenti nel campo delle biotecnologie applicate alla nutriceutica sono quelli passati in rassegna, su Science, dagli statunitensi Barbara Mazur, Enno Krebbers e Scott Tingey, della Stazione sperimentale di prodotti agricoli della DuPont a Wilmington, nel Delaware, e da Dean Della Penna, dell'Università del Nevada.
I tre ricercatori della DuPont, una grande azienda multinazionale, descrivono i miglioramenti nei caratteri di qualità delle sostanze di base della dieta, i cereali e le leguminose, ottenuti o ottenibili non solo attraverso la tecnica del DNA ricombinante, ma mediante un'intera costellazione di moderne tecniche biotecnologiche.
Piante transgeniche con un valore farmaceutico aggiunto sono quelle capaci di produrre gli antigeni contro l'epatite B, la rabbia, il colera e diversi virus. Da qualche anno sono state modificate geneticamente piante di tabacco e di patata contenenti una proteina capace di scatenare la produzione di anticorpi contro le infezioni intestinali provocate dal batterio Escherichia coli. Una diffusione di queste piante nei paesi in via di sviluppo potrebbe essere un valido sistema per combattere la diarrea, che nel Sud del mondo è una delle cause principali di mortalità.
Ma, forse, il valore specifico aggiunto più interessante di molte piante transgeniche è quello nutrizionale.
Le moderne biotecnologie, infatti, consentono di individuare e trasferire geni in grado di conferire a una pianta la capacità di aumentare la produzione di alcune sostanze biochimiche interessanti, quali per esempio i nutrienti, e di abbattere la produzione di molecole indesiderate, come gli acidi grassi saturi e tutte le altre sostanze con proprietà antinutrizionali.
L'ingegneria fitogenetica, l'ingegneria genetica applicata alle piante, offre, pertanto, opportunità inedite alla nutriceutica, ovvero alla scienza delle sostanze nutrienti e della loro azione fisiologica e terapeutica. In altri termini le moderne biotecnologie propongono svariate possibilità di far arrivare sulla tavola cibi più sani e nutrienti, non solo cibi prodotti in maniera più economica.
I due filoni di ricerca più promettenti nel campo delle biotecnologie applicate alla nutriceutica sono quelli passati in rassegna, su Science, dagli statunitensi Barbara Mazur, Enno Krebbers e Scott Tingey, della Stazione sperimentale di prodotti agricoli della DuPont a Wilmington, nel Delaware, e da Dean Della Penna, dell'Università del Nevada.
I tre ricercatori della DuPont, una grande azienda multinazionale, descrivono i miglioramenti nei caratteri di qualità delle sostanze di base della dieta, i cereali e le leguminose, ottenuti o ottenibili non solo attraverso la tecnica del DNA ricombinante, ma mediante un'intera costellazione di moderne tecniche biotecnologiche.
In poche mosse si modifica il seme
Per esempio, lo screening del germoplasma accoppiato ai nuovi sistemi di individuazione dei caratteri funzionali e, poi, all'uso di marcatori molecolari basati sul DNA hanno consentito, un anno fa, di individuare e selezionare una pianta di soia con concentrazioni ridotte di sostanze antinutrizionali.
Attraverso una serie di cicli di selezione di ceppi genetici, alcuni ricercatori dell'Università dell'Illinois sono riusciti a ottenere una pianta di mais in grado di produrre una elevata varietà di oli. La pianta, ricca di sostanze energetiche, era povera di caratteristiche agronomiche: in altri termini, attecchiva male ed era troppo suscettibile alle malattie per poter essere usata. Hanno pensato, così, di ibridarla con un mais più resistente.
Ma l'analisi quantitativa dei caratteri ha dimostrato che la normale ibridazione era difficile da realizzare: l'alto contenuto di oli nei semi della pianta era infatti regolato da una costellazione di 12 geni. I ricercatori dell'Università dell'Illinois hanno allora messo a punto un sistema, chiamato Topcross, che consente di trasferire sul campo i caratteri genetici da un genotipo inferiore a un ibrido di élite.
Mettendo poche piante della varietà maschile fertile del mais ad alta varietà di olio in un campo coltivato con piante maschili sterili del ceppo resistente del mais, è stato possibile trasferire il pool di geni per la produzione degli oli alla pianta resistente, ottenendo un nuovo ceppo resistente ma capace anche di produrre un'elevata varietà di oli. Con altre tecniche sono state ottenute dalla DuPont piante di soia, di canola e di tabacco con alto contenuto dell'aminoacido lisina; di soia con alto contenuto di acido oleico monoinsaturo; di soia con basso contenuto di tripsina. L'azienda ha sviluppato la linea della soia. Ma altre aziende e svariate università stanno lavorando a una più vasta gamma di piante, molte delle quali modificate geneticamente, con caratteristiche nutrizionali migliori di quelle attuali. Alcune producono i nutrienti di base della dieta. Altre producono nutrienti altrettanto importanti, ma presenti solo in piccole quantità nella dieta: i micronutrienti.
Attraverso una serie di cicli di selezione di ceppi genetici, alcuni ricercatori dell'Università dell'Illinois sono riusciti a ottenere una pianta di mais in grado di produrre una elevata varietà di oli. La pianta, ricca di sostanze energetiche, era povera di caratteristiche agronomiche: in altri termini, attecchiva male ed era troppo suscettibile alle malattie per poter essere usata. Hanno pensato, così, di ibridarla con un mais più resistente.
Ma l'analisi quantitativa dei caratteri ha dimostrato che la normale ibridazione era difficile da realizzare: l'alto contenuto di oli nei semi della pianta era infatti regolato da una costellazione di 12 geni. I ricercatori dell'Università dell'Illinois hanno allora messo a punto un sistema, chiamato Topcross, che consente di trasferire sul campo i caratteri genetici da un genotipo inferiore a un ibrido di élite.
Mettendo poche piante della varietà maschile fertile del mais ad alta varietà di olio in un campo coltivato con piante maschili sterili del ceppo resistente del mais, è stato possibile trasferire il pool di geni per la produzione degli oli alla pianta resistente, ottenendo un nuovo ceppo resistente ma capace anche di produrre un'elevata varietà di oli. Con altre tecniche sono state ottenute dalla DuPont piante di soia, di canola e di tabacco con alto contenuto dell'aminoacido lisina; di soia con alto contenuto di acido oleico monoinsaturo; di soia con basso contenuto di tripsina. L'azienda ha sviluppato la linea della soia. Ma altre aziende e svariate università stanno lavorando a una più vasta gamma di piante, molte delle quali modificate geneticamente, con caratteristiche nutrizionali migliori di quelle attuali. Alcune producono i nutrienti di base della dieta. Altre producono nutrienti altrettanto importanti, ma presenti solo in piccole quantità nella dieta: i micronutrienti.
Nuove soluzioni per carenze alimentari
Una dieta ben bilanciata, infatti, non deve contenere solo il giusto ammontare di zuccheri, proteine e grassi.
Ma deve essere farcita di un numero, piuttosto grande, di altre sostanze che l'organismo non può produrre. Queste sostanze possono essere presenti in piccole quantità, talvolta solo in tracce.
C'è un numero grande, anche se indeterminato, di micronutrienti non essenziali, che sono utili al benessere fisico. Ma i nutrizionisti conoscono almeno 30 micronutrienti che sono essenziali per la salute: 17 minerali e 13 vitamine.
Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo abbiano una dieta carente di macronutrienti.
Ma si calcola che alcuni miliardi di persone seguano una dieta carente di almeno uno dei 30 micronutrienti essenziali. E sono, pertanto, esposti a gravi malattie. Circa 250 milioni di bambini non assumono quantità sufficienti di vitamina A (e 500.000 di loro, ogni anno, pagano questa carenza con una forma irreversibile di cecità). Circa 1,5 miliardi di persone non assumono abbastanza iodio. E circa due miliardi di persone hanno una dieta troppo povera di ferro. Persino in occidente, tra le classi più povere, una dieta carente di micronutrienti è piuttosto diffusa.
Mettere a punto, con le moderne tecniche biologiche, patate ricche in ferro, broccoli ricchi di iodio o mais ricco di vitamina A, ovvero piante che fanno parte della dieta quotidiana di tutti, ma soprattutto dei poveri, con un elevato contenuto di micronutrienti, potrebbe facilitare la lotta a malattie molto diffuse.
Nel suo dettagliato resoconto su Science, il biochimico Dean Della Penna, dell'Università del Nevada, illustra i recenti progressi, ma soprattutto le difficoltà tecniche che incontrano le biotecnologie dei micronutrienti.
Ottenere piante ricche di micronutrienti è possibile, ma non è semplice: occorre infatti individuare i geni che controllano l'assunzione dei minerali o la biosintesi delle vitamine, ovvero di sostanze presenti solo in tracce in una cellula. E occorre, poi, il lavoro coordinato di fitogenetisti, nutrizionisti umani, agronomi, scienziati dell'alimentazione perché, una volta individuati i geni o i gruppi di geni, sia possibile trasferirli sulla pianta giusta. Ma, al di là delle difficoltà tecniche, superabili, quello che occorre in questo tipo di ricerca sono organizzazione e investimenti. Probabilmente fuori da una prospettiva, ristretta, di mercato.
Perché i poveri con la dieta carente di micronutrienti saranno anche tanti, ma non hanno capacità di spesa.
Il più grande rischio associato alle biotecnologie nutriceutiche è, infatti, quello delle piante transgeniche orfane: le piante che, come i farmaci orfani, nessuno metterà mai a punto perché i potenziali consumatori non hanno i soldi per comprarle e ripagare gli investimenti della ricerca.
Ma deve essere farcita di un numero, piuttosto grande, di altre sostanze che l'organismo non può produrre. Queste sostanze possono essere presenti in piccole quantità, talvolta solo in tracce.
C'è un numero grande, anche se indeterminato, di micronutrienti non essenziali, che sono utili al benessere fisico. Ma i nutrizionisti conoscono almeno 30 micronutrienti che sono essenziali per la salute: 17 minerali e 13 vitamine.
Si calcola che circa 800 milioni di persone nel mondo abbiano una dieta carente di macronutrienti.
Ma si calcola che alcuni miliardi di persone seguano una dieta carente di almeno uno dei 30 micronutrienti essenziali. E sono, pertanto, esposti a gravi malattie. Circa 250 milioni di bambini non assumono quantità sufficienti di vitamina A (e 500.000 di loro, ogni anno, pagano questa carenza con una forma irreversibile di cecità). Circa 1,5 miliardi di persone non assumono abbastanza iodio. E circa due miliardi di persone hanno una dieta troppo povera di ferro. Persino in occidente, tra le classi più povere, una dieta carente di micronutrienti è piuttosto diffusa.
Mettere a punto, con le moderne tecniche biologiche, patate ricche in ferro, broccoli ricchi di iodio o mais ricco di vitamina A, ovvero piante che fanno parte della dieta quotidiana di tutti, ma soprattutto dei poveri, con un elevato contenuto di micronutrienti, potrebbe facilitare la lotta a malattie molto diffuse.
Nel suo dettagliato resoconto su Science, il biochimico Dean Della Penna, dell'Università del Nevada, illustra i recenti progressi, ma soprattutto le difficoltà tecniche che incontrano le biotecnologie dei micronutrienti.
Ottenere piante ricche di micronutrienti è possibile, ma non è semplice: occorre infatti individuare i geni che controllano l'assunzione dei minerali o la biosintesi delle vitamine, ovvero di sostanze presenti solo in tracce in una cellula. E occorre, poi, il lavoro coordinato di fitogenetisti, nutrizionisti umani, agronomi, scienziati dell'alimentazione perché, una volta individuati i geni o i gruppi di geni, sia possibile trasferirli sulla pianta giusta. Ma, al di là delle difficoltà tecniche, superabili, quello che occorre in questo tipo di ricerca sono organizzazione e investimenti. Probabilmente fuori da una prospettiva, ristretta, di mercato.
Perché i poveri con la dieta carente di micronutrienti saranno anche tanti, ma non hanno capacità di spesa.
Il più grande rischio associato alle biotecnologie nutriceutiche è, infatti, quello delle piante transgeniche orfane: le piante che, come i farmaci orfani, nessuno metterà mai a punto perché i potenziali consumatori non hanno i soldi per comprarle e ripagare gli investimenti della ricerca.
11:23 Scritto da: bravo_cook in Notizie | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: cibi, vaccini, contaminati, notizie, italia, italy, dannosi | OKNOtizie |
Facebook





















