08/10/2008

Pentole & provette. Nuovi orizzonti della gastronomia molecolare.

Pentole & provette. Nuovi orizzonti della gastronomia molecolare.
di Hervé This
I Saggi del Gambero Rosso, 2003, pp. 254 (euro 16,00).


Filtrare, riscaldare, raffreddare lentamente o bruscamente, mescolare, portare all'ebollizione, diluire, aggiungere ghiaccio, mettere in frigorifero. Sono gesti di tutti i giorni in un qualsiasi laboratorio chimico in qualunque parte del mondo. E sono le stesse operazioni che chiunque fa in cucina, dal più famoso degli Chef alla massaia. Non a caso, i chimici in laboratorio parlano scherzosamente di "ricette" quando seguono elaborate procedure per sintetizzare una molecola. Non deve stupire, perciò, se un chimico-fisico appassionato di gastronomia decide di mettere la scienza al servizio della buona cucina. Hervé This lavora all'Istitut National de la Recherche Agronomique a Parigi e tiene da anni una rubrica di "scienze in cucina" per Pour la Science, edizione francese di Scientific American. Il suo Pentole & Provette sta diventando rapidamente un testo sacro della "gastronomia molecolare", l'insolita disciplina che studia la buona cucina dal punto di vista dei processi chimici, fisici e biologici che avvengono nelle pentole, nelle padelle e nel resto dell'attrezzatura gastronomica. Può sembrare strano che su Le Scienze si parli di un libro dove maionese, brodo, marmellate e soufflé la fanno da padroni. Ma è almeno altrettanto strano che un testo che descrive la cottura della carne attraverso lareazione di Maillard delle proteine, e l'annerimento della frutta tagliata tramite l'azione della polifenolossidasi sia pubblicato tra i saggi del Gambero Rosso. Eppure Hervé This ci avvisa che non c'è contraddizione: che cos'è la gastronomia se non l'arte dei processi fisici e chimici che avvengono durante la preparazione e la degustazione dei cibi? Il libro è diviso in quattro sezioni composte di agevoli capitoletti di un paio di pagine ciascuno. Nella prima si indaga su detti, proverbi e tradizioni culinarie: è vero che per fare il brodo la carne deve essere immersa nell'acqua fredda? E che i bianchi d'uovo non montano se si cambia senso di rotazione durante l'operazione? E perché si dice che gli gnocchi sono cotti quando vengono a galla? A volte i consigli della tradizione trovano il conforto dell'indagine scientifica, a volte vengono clamorosamente smentiti dall'esperimento, e scopriamo che per preparare un buon brodo è ininfluente la temperatura iniziale dell'acqua. Così come inserire un cucchiaino nel collo di una bottiglia aperta di spumante o champagne non ne impedisce assolutamente la perdita d'effervescenza, nonostante una credenza popolare affermi questo. La seconda sezione esplora la fisiologia del gusto, e veniamo a sapere che la bocca identifica solo cinque sapori: i quattro "classici" (dolce, salato, amaro, acido) più l'ultimo aggiunto, l'umami (termine giapponese che significa semplicemente "gusto"), che potremmo identificare grossolanamente nella sapidit&agrave. Sapore per altro già noto da secoli alla cucina orientale che ne sfrutta spesso le caratteristiche aggiungendo ai cibi del glutammato monosodico, stimolatore del gusto umami. La fisiologia del gusto è in realtà più complessa, continua This, perché ad esempio pare esistano ben cinque diversi tipi di "amari", ognuno con dei recettori specifici. La terza parte del libro è dedicata all'esplorazione e alla modellizzazione di molti processi gastronomici: dalla preparazione delle marmellate a quella delle gelatine o della besciamella, dove ci viene suggerito, su basi rigorosamente scientifiche, come evitare la formazione dei grumi, vergogna di ogni cuoco. Il vino ovviamente non poteva sottrarsi alla curiosità scientifica di un chimico-fisico francese, e svariati capitoli gli sono dedicati. La quarta parte, "una cucina per domani" è forse quella più stimolante. Se la scienza è in grado di indagare i meccanismi gastronomici, perché non provare a modificare e migliorare le ricette della tradizione in base alle conoscenze acquisite? O addirittura inventare nuove ricette? Per esempio, la crema Chantilly è una mousse preparata sbattendo la panna con la frusta in un recipiente freddo. Analizzando il processo, This si chiede se si possa creare un "cioccolato Chantilly". E, in un attimo, ecco fatto! Subito preparata una mousse di cioccolato che, contrariamente a quella classica, non ha bisogno di panna fresca o albume montato a neve. Alla fine della lettura del libro rimane solo un piccolo rimpianto: This è francese, e giustamente si addentra nei segreti della gastronomia transalpina, tra foie gras e Champagne, reblochon e quiche lorraine. La cucina italiana è però altrettanto interessante (e gustosa) e sarebbe bello che prima o poi qualcuno ci raccontasse con la stessa passione la chimica del pesto o la termodinamica della pizza...

La gastronomia molecolare

Ormai da qualche anno molti grandi chef giocano con le consistenze degli alimenti più che con il gusto, stupendo i loro clienti con piatti che hanno consistenze molto diverse da quelle originarie del prodotto. Uova crude con la consistenza della ricotta, gelati al gusto di sigaro, cocktail solidi, sono solo alcune delle proposte che vanno molto di moda di questi tempi.

Questa innovazione è stata possibile grazie all'applicazione di teorie e tecnologie fino a quel momento utilizzate solo nei laboratori di fisica e chimica.
Gastronomia molecolare
La gastronomia molecolare è quella disciplina scientifica che insegna a comprendere i meccanismi che stanno alla base delle trasformazioni che avvengono negli alimenti durante la loro preparazione.
L'inventore della gastronomia molecolare è Pierre Gilles De Gennes, premio nobel per la fisica nel 1991. Egli, a partire dal 1992, ha riunito chimici, biologi e cuochi con lo scopo di realizzare esperimenti scientifici in cucina per arrivare ad elaborare una "teoria della pietanza".
Il francese Hervè This, autore di diversi libri sulla gastronomia molecolare, è stato il primo chef a mettere sulla carta innovativi piatti elaborati con metodi scientifico/culinari.
La gastronomia molecolare: moda o strumento utile?
La gastronomia molecolare intesa come semplice moda ha esaurito quasi subito il suo potenziale di attrazione nella gente e infatti sono molto pochi i ristoranti che propongono menù interamente "molecolari". Sinceramente un gelato al sigaro mi può incuriosire, ma preferisco senz'altro un buon gelato alla nocciola.
Quesi tutti gli chef di alta cucina, da qualche anno, hanno iniziato ad utilizzare tecniche e strumenti che nascono con la gastronomia molecolare: sifoni, cotture sotto vuoto, gelatine, mousse, ecc, e hanno inserito nei loro menù piatti preparati utilizzando queste tecniche. A differenza della gastronomia molecolare "pura", dove si cerca l'estremizzazione dell'inusualità (concretizzata nel proporre pietanze il cui gusto, consistenza, temperatura sono fattori totalmente scollegati tra loro), questi sono piatti tutto sommato normali, dove la scienza viene utilizzata, ma non in modo evidente e "ingombrante".
Ecco allora che è possibile trovare la vera dimensione della gastronomia molecolare intesa come scienza applicata in cucina, non per inventare un nuovo modo di cucinare, ma per comprendere meglio i fenomeni fisico chimici che avvengono durante la preparazione dei piatti, di spiegarli scientificamente, e di sfruttare queste conoscenze per migliorare la qualità delle preparazioni.
In parole povere, la gastronomia molecolare ha fatto diventare la cucina da una disciplina prettamente empirica a una vera e propria scienza. I vantaggi di questo approccio ovviamente sono notevoli, come vedremo tra breve.
Il vero scopo della gastronomia molecolare
La gastronomia molecolare stupisce soprattutto con le consistenze inusuali, ottenute sfruttando la comprensione profonda dei fenomeni di interazione tra le particelle di carboidrati, proteine e grassi contenute nei cibi. Non è però questo il campo di applicazione di questa disciplina per il semplice appassionato di cucina, nè per la stragrande maggioranza degli chef.
Il vero scopo della gastronomia molecolare è quello di fornire le nozioni di fisica e di chimica necessarie per comprendere i fenomeni che stanno alla base delle preparazioni culinarie.
Il rischio di ogni disciplina che non dimostra scientificamente cioò che afferma è quello di prendere delle cantonate colossali e perdere di oggettività. Se ci pensiamo la cucina è piena di dicerie, segreti, di trucchi indimostrati, quasi fosse una disciplina alchemica. La gastronomia molecolare ha dato serietà e scientificità alla cucina, ha modernizzato moltissimo una disciplina fondata su luoghi comuni e "consigli della nonna" troppo spesso infondati.
E infatti uno degli aspetti più interessanti della gastronomia molecolare è la distruzione di alcuni luoghi comuni talmente affermati che saranno riproposti anche da esperti di alimentazione ancora per moltissimi anni. Prendiamo in considerazione due dei luoghi comuni più noti sulla carne.
La bufala del bollito
La regola recita che per fare un buono brodo bisogna mettere la carne nell'acqua fredda e portarla ad ebollizione, per fare un buon bollito bisogna metterla nella pentola solo dopo che l'acqua ha preso il bollore.
Questo assunto si basa sul fatto che il violento sbalzo di temperatura chiuderebbe i pori della carne impedendo ai succhi di fuoriuscire. Basta avere un minimo di buon senso e un minimo di conoscenza anatomica del muscolo per capire che è impossibile che la parte esterna di un pezzo di carne diventi impermeabile: infatti gli esperimenti scientifici hanno dimostrato che questa è una bufala, pesando la carne prima e dopo e verificando che con entrambi i sistemi la quantità di liquidi perduta dalla carne è la stessa.
Ciò nonostante, moltissimi chef ed esperti di gastronomia continuano imperterriti ad affermare questo principio fasullo.
Sigilliamo la carne?
Questa bufala è ancora più divertente della prima e facilmente smascherabile da chiunque abbia un minimo di spirito critico. Quante volte avete sentito che bisogna rosolare la carne per "sigillarla" in modo tale da non farne fuoriuscire i succhi in cottura? Rosolare la carne significa portarla ad alta temperatura, in questo modo avvengono reazioni tra i macronutrienti (come quella di Maillard) che consentono di sviluppare l'aroma di carne arrostita. A questo serve la rosolatura. Pensare che questa pratica sia in grado di rendere impermeabile la carne è pura fantasia.
La fuoriuscita dei liquidi avviene quando la carne supera i 65 gradi: le proteine coagulano, si contraggono, ed espellono i liquidi che trattengono al loro interno. Questo avviene con o senza rosolatura.
La carne diventa dura e perde molto del suo aroma (che se ne và insieme ai succhi): per questo va mangiata al sangue...
Se la cottura è breve (e ad alta temperatura) si ottengono due risultati molto importanti: la rosolatura della superficie, e il mantenimento della parte interna a temperature inferiori ai 65 gradi. Ma per favore, smettetela con questa storia del "sigillare" che fa ridere...

27/08/2008

L'uva da tavola pugliese

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I vitigni della Puglia:

Sugraone bianca

Italia bianca

Regina bianca

Victoria bianca

Red Globe rossa

Michele Panieri nera

Matilde bianca

Primus bianca

Baresana bianca

Cardinal nera

  

Sugraone

Bianca senza semi, possiede le migliori caratteristiche tra le varietà senza semi: precoce, grappolo conico, mediamente compatto, acino ovoidale medio-grande, di colore giallo, polpa croccante, qualità organolettiche eccellenti, risponde bene, (anticipando la maturazione), alle tecniche di copertura con film plastico. In coltura protetta ha notevolmente aumentato la fertilità delle gemme e la produzione.

 

Italia

Bianca con semi, è la varietà più diffusa e preferita nel mondo. Ha eccellenti caratteristiche: grappolo grande del peso medio di circa 800-900 g di colore giallo. Si conserva bene sulla pianta con copertura con film di plastica e la sua commercializzazione avviene dall’inizio della seconda decade di agosto fino a metà gennaio.

 

Regina

L’uva Regina è considerata fra le più antiche e diffuse uve da tavola. Quasi certamente ha origini orientali (forse Siria). Era molto apprezzata dagli antichi romani (grandi intenditori di uve) che la introdussero nel loro impero. E’ un frutto che è molto apprezzato anche oggi: bell’aspetto e ottimo gusto.

 

Red Globe

Nera con semi, con epoca di maturazione e raccolta da settembre alla fine di dicembre. Grappolo molto sviluppato, mediamente compatto, del peso superiore a 1000 g, molto produttiva. È conosciuta in tutto il mondo ed è richiesta nei maggiori mercati di commercializzazione internazionali.

 

Nei reparti ortofrutticoli, l’uva da tavola si può trovare da luglio fino a metà gennaio. Il massimo quantitativo di produzione si raggiunge nel mese di settembre, ottobre e novembre.

 

Le zone di maggior produzione:

 

Nella provincia di Bari:

Rutigliano, Noicattaro, Barletta, Adelfia, Trani, Mola di Bari, Casamassima

 

Nella provincia di Taranto:

Castellaneta, Grottaglie, Vinosa, Palagiano, Palagianello, Taranto

 

Nella provincia di Foggia:

Foggia, Trinitapoli, Cerignola, San Ferdinando di Puglia

 

Proprietà:

Gli acini d’uva sono composti dal 75% d’acqua e dal 25% di glucidi, acidi organici e pectine. Ogni 100 grammi d’uva contengono 60-80 calorie. Ricca di sali minerali presenti soprattutto nella buccia (potassio, fosforo, magnesio, calcio,  fluoro), l’uva contiene anche le vitamine A, B1, B2, C e gli zuccheri (glucosio e fruttosio).  I semi contengono tannini e lipidi.

 

Benefici:

L’uva, grazie alle sue proprietà nutritive, è un alimento particolarmente energetico e digeribile. Per quanto riguarda  le proprietà terapeutiche, l’uva da tavola è depurativa, disintossicante, tonificante e ricostituente. Povera di sodio, l’uva è particolarmente adatta all’alimentazione degli anziani, consigliata contro ipertensione, arteriosclerosi, artrite, gotta, come lassativo e per agevolare  la diuresi.

 

Uso:

L’uva oltre che mangiarla fresca o sotto  forma di succhi e sciroppi si può consumare anche "passita"  (uva passa). L’uva passa mantiene integre le stesse proprietà dell’uva fresca ma ha un  elevato potere calorico. Usata in cucina nella preparazione dei dolci, può sostituire lo zucchero. L’uva fresca viene utilizzata anche per marmellate, grappe,  vini da tavola e medicinali.

 

Conservazione:

Una volta acquistata, l’uva va consumata il prima possibile. Il prodotto si mantiene meglio se gli acini sono molto distanziati tra loro in modo che passi l’aria e rimangano asciutti.

Uva da tavola di Canicattì Igp

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 Grazie alle condizioni ideali del terreno calcareo e al clima mediterraneo, i vigneti sono componenti tradizionali del panorama siciliano da secoli.

La tipicità del prodotto Uva da tavola di Canicattì Igp, della tipologia “Italia”, diventata famosa per il suo elevato valore qualitativo, è stata introdotta nella prima metà del '900.

Il grappolo presenta acini grossi, ovoidali, con buccia pruinosa e di medio spessore di colorazione giallo dorato.

La polpa, dal sapore dolce molto intenso,  è molto ricca di zuccheri facilmente digeribili, soprattutto fruttosio e glucosio, contiene inoltre buone quantità di sali minerali, soprattutto potassio e calcio.

L'area di produzione comprende 20 comuni intorno a Canicattì appartenenti alle province di Agrigento, Caltanissetta e la zona intorno a Mazzarrone, in provincia di Catania.

Il frutto è ottenuto dalla fecondazione della cultivar Bicane con polline di Moscato d'Amburgo, presenta grappoli del peso di circa 1 kg; il prodotto biologico e convenzionale assume una splendida colorazione giallo oro.

I vigneti sono coltivati a tendone con 1.100 piante per ettaro; per le produzioni medio-tardive, sono ricoperti con materiale plastico per evitare che i grappoli si bagnino durante le piogge.

Tre sono i metodi di coltivazione: il sistema convenzionale, largamente utilizzato, che consente di ottenere grappoli uniformi eliminando quelli non idonei già a giugno; il sistema biologico, che dà un prodotto meno perfetto dal punto di vista estetico; l'insaccamento dei grappoli, tecnica a metà fra i due sistemi.

La raccolta inizia la terza decade di agosto nelle zone costiere e prosegue fino a settembre, mentre si raccoglie a dicembre nelle zone più fresche come Canicattì e Delia.

Nei vigneti coltivati a tendone, la raccolta arriva sino all’annata successiva. La vendemmia e il confezionamento avvengono sul posto, tramite manodopera specializzata in potatura, sgrappolatura, selezione e raccolta. Dopo il confezionamento, l’uva viene distribuita da ditte specializzate ai punti vendita.

L’uva, se tenuta a temperature molto basse e con un tasso di umidità tra l’85 e il 90%, può essere conservata fino a sei settimane.

L'uovo, simbolo della vita e della rigenerazione

 

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Il simbolismo dell’uovo
riguarda sia la nascita
sia la rigenerazione.
 

L’uovo ha rappresentato di volta in volta, nel corso della storia, segno premonitore, arcano, incantesimo, sostanza curativa, nutrimento.

Alchimia
L’uovo filosofale simboleggia la creazione. Dall’uovo cresce il fiore bianco (argento), il fiore rosso (oro) e il fiore azzurro (saggezza). 

Buddismo
Infrangere il guscio dell’ignoranza equivale al conseguimento dell’illuminazione.

Cina
Il tuorlo rappresenta il cielo e l’albume la terra.

Cristianesimo
L’uovo è il simbolo della Pasqua: sepolcro in cui riposa il germe della vita, rappresentato dal Cristo risorto.

Egiziano
L’Oca del Nilo depone l’Uovo cosmico, dal quale emerge Ra, il sole.

Grecia
L’uovo è il mistero della vita, la creazione, la resurrezione.

Induismo
L’uccello divino depone l’uovo d’oro cosmogonico sulle acque primordiali: da esso fuoriesce Brama, mentre le due metà costituiscono cielo e terra.

Iran
Il principio vitale, il germe di tutta la creazione.

La profonda valenza metafisica dell’uovo ha dato origine, in tutto il mondo, a secolari tradizioni che lo vedono protagonista assoluto.

A partire dal Neolitico Antico in poi i pithoi funerari avevano forma ovale, a simboleggiare il grembo della Dea Madre.

Nei templi, nelle chiese copte e nelle moschee si trova un uovo di struzzo, o un grande uovo di porcellana, appeso al soffitto, raffigurante la creazione, la vita e la resurrezione.

A volte ingenti quantità  di uova vengono seppellirne sotto le fondamenta delle case in costruzione per proteggere l’edificio da influssi negativi.

 

 

 


 

Una tazza di tè al giorno

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Il tè mostra effetti simili ai farmaci

studiati per combattere queste patologie.

Bbc online

 

Bere una tazza di tè al giorno può aiutare a combattere l’Alzheimer e i problemi legati alla memoria.

 

Uno studio dell’Università di Newcastle rivela come sia il tè verde che quello nero abbiano il potere di inibire l’attività di enzimi chiave del cervello legati al funzionamento della memoria.

 

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Phytotherapy research, potrebbero aiutare gli scienziati a sviluppare nuovi trattamenti anti-Alzheimer.

 

La malattia del Alzheimer è causata dalla riduzione dei livelli di acetilcolina nel cervello: nei test di laboratorio, la squadra di Newcastle ha verificato che sia il tè verde che quello nero hanno inibito l’attività dell’enzima acetilcolinesterasi (AChE).

 

E hanno scoperto che entrambi i tè inibivano l’attività di un secondo enzima, detto butirilcolinesterasi (BuChE), trovato nei depositi proteici nel cervello dei pazienti con Alzheimer.

 

Il tè verde si è inoltre mostrato efficace anche contro l’attività del beta-secretasi, che ha un ruolo fondamentale nella produzione di questi depositi.

 

Ad oggi non esiste una cura definitiva per l’Alzheimer, ma solo terapie che ne rallentano la progressione ed i farmaci attualmente sul mercato hanno ancora molti effetti collaterali .

 

I ricercatori dell’Università di Newcastle ora stanno lavorando per esaminare gli effetti del tè verde anche con test clinici, con l’obiettivo di sviluppare un medicinale a base di tè contro l’Alzheimer.

 

 

Una mela al giorno…

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La frutta fresca

contenente un maggior livello di quercitina

dimostra di essere il miglior cibo possibile

per combattere l’Alzheimer,

come testimonia, nel nostro studio,

la comparazione con frutta e verdura

che contengono questo antiossidante in misura minore.

La gente dovrebbe mangiare molte mele,

soprattutto fresche.

C.Y. Lee

 

Mele, frutti di bosco (soprattutto mirtilli), cipolle e, in generale, frutta e verdura contenenti quercitina, sono capaci di combattere l’invecchiamento delle cellule cerebrali proteggendole dai danni che innescano lo sviluppo di malattie degenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

 

Un recente studio condotto da ricercatori americani della Cornell University di New York ha dimostrato che il cervello dei ratti esposti a quercitina, ha resistito meglio al danneggiamento delle cellule indotto da un’esposizione a perossido di idrogeno, sostanza che imita il tipo di ossidante ritenuto responsabile del danno cellulare prodotto dall’Alzheimer.

 

Le cellule celebrali trattate con quercitina hanno subito danni minori di quelle curate con vitamina C e di quelle non trattate con antiossidanti.

 

Dallo studio emerge, inoltre, che le mele rosse contengono un maggior livello di antiossidanti rispetto a quelle verdi e gialle.

 

Soprattutto la buccia di questo frutto contiene un alto livello di quercitina.

 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Journal of Food Science.

 

(Fonte: Journal of Food Science)

 

Il Relais Cuba Chocolat

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Un locale moderno
che non rinuncia alle radici
e al legame forte con il territorio.

 

Se gustare dei ravioli al dentice saltati nel burro di cacao, dei tagliarin al cacao con ragù di coniglio e vaniglia o un filetto di fassone in salsa di barolo e caviale di cioccolato vi sembra una cosa impossibile, ma l’idea di provare dei piatti sani, genuini e che al contempo appaghino il vostro palato è sempre stato un vostro desiderio, ora la fantasia è diventata una piacevole realtà!

Queste e altre prelibatezze fanno infatti parte del ricco menù proposto da un innovativo locale, unico nel suo genere, aperto nel centro di Cuneo, il Cuba Relais du Chocolat.

Un format inedito, capace di appagare tutti i gusti, compresi quelli dei più attenti alla linea, nei diversi momenti della giornata.

Il Relais du Chocolat, 350 mq su un unico piano, propone un design ricercato opera di Alfonso Maligno, accogliente e rilassante grazie ai colori scelti, all’arredo che in particolare presenta le sculture di Elio Garis, il quadro originale dei “Due Vecchi” e altre stampe storiche della Venchi, e ai giochi di intensità di luce che mutano nel corso della giornata.

L’attenzione al  pieno soddisfacimento del palato è quindi inserita in un contesto più ampio dove la cura minuziosa dei particolari mira alla qualità della vita e al totale benessere.

Il Relais Cuba vuole far vivere il cioccolato nelle sue varie sfumature e declinazioni in un ambiente elegante che, oltre allo spazio ristorante le cui ricette sono tutte cotte in burro di cacao, presenta un banco caffetteria dove si può gustare la pasticceria dolce/salata della casa, la gelateria con l’inedito banco free style a vista, una piastra in marmo a -20° dove il gelato, unicamente quello Venchi  costituito da semilavorati in polvere e paste, e per questo motivo dal punto di vista nutrizionale a basso contenuto calorico, viene lavorato con il cioccolato per creare golose specialità.

Infine, lo spazio Venchi con la possibilità di acquistare le tante referenze del marchio che proprio grazie a Pietro Cussino, cui i nipoti con il Relais vogliono ricordare la figura, è tornato a vivere.  

La Venchi, certa della bontà del progetto, all’interno di una strategia corporate sostiene convintamente il format del Relais Cuba che è strettamente legato al marchio, e che si profila come un esperimento pilota i cui risultati eccellenti, conforteranno all’apertura di nuovi Relais come quello di Cuneo, in altre prestigiose città d’Italia.

Alcune primizie fanno del Relais Cuba un posto unico: per quanto riguarda lo spazio ristorante dotato di 60 coperti, l’elemento di spicco è l’attenzione al valore calorico dei cibi con la possibilità di conoscere le calorie dei piatti che si intendono consumare, molte originali ed interessanti inoltre le tisane e i piatti energizzanti.

La tecnologia e l’attenzione all’ambiente fanno di questo locale un ambiente innovativo ed ecologico. I clienti del Relais possono osservare il lavoro dei cuochi mediante un teleschermo collegato via Webcam con le cucine.

L’aspetto ecologico risiede nel riutilizzo del 90% del calore prodotto da tutto il Relais Cuba per riscaldare l’ambiente e nei sistemi di filtri che permettono la declorizzazione e la microfiltrazione dell’acqua che viene servita in tavola; un elemento quest’ultimo che valorizza inoltre le acque del territorio cuneese.

All’interno di Cuba è presente l’assortimento completo di Venchi in esclusiva per la città di Cuneo. Oltre alle linee principali di produzione della casa madre, Cuba ripropone grazie ai laboratori interni le ricette inedite del fondatore dell’azienda.

Tra le punte di diamante del Relais, la ricca produzione di salato che insieme a quella di cioccolato, vero e proprio leit motif del locale, rende possibili creazioni di confezioni regalo uniche.

Presto sarà attivo un sito internet il cui dominio www.relaisduchocolat.com permetterà a privati e ad aziende la realizzazione, mediante l’utilizzo di nastri colorati o dei loghi aziendali, di confezioni regalo personalizzate.

Infine aggiungono un tocco di stile due importanti brand mondiali: Mikasa che ha sponsorizzato la linea di piatti e di bicchieri enology con i quali si potranno degustare i vini e distillati, magari accompagnandoli con i blend Venchi e, Sambonet che è presente con le sue posate della linea bamboo per le proposte del bistrot.

Il Cuba Relais si trova nel centro di Cuneo, nella centralissima e verde Piazza Europa al numero 14.
Il locale è aperto tutti i giorni dalle 7 alle 22 dal lunedì al giovedì, mentre nel fine settimana la chiusura è prevista per le 2 del mattino.

Tutti i giovedì serate a tema. Il locale potrà essere affittato per cene di lavoro, feste e i clienti verranno avvisati tramite sms della proposta della settimana.

Un locale moderno ma che non rinuncia alle radici e al legame forte con il territorio.

Per informazioni:
www.relaisduchocolat.com

Qualità, salute e piacere senza ogm

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La nuova linea di biscotti L’ANTICA MACINA coniuga la passione per il biologico con la tradizione dell’ alta pasticceria italiana.

Tutti i prodotti alla Quality Bio sono preparati secondo ricette salutari, con ingredienti al 100% provenienti da agricoltura biologica, coltivati senza l’ uso di sostanze chimiche e pesticidi, con un occhio attento alla biodiversità ed al rispetto dell ambiente.

I nostri prodotti bio sono certificati da IMC (Istituto Mediterraneo di Certificazione).

Fedele alla sua filosofia aziendale di sempre,  Quality Bio è orgogliosa di presentare la nuova linea di biscotti L’ANTICA MACINA: Cantucci con mandorle, Canestrelli con nocciole e Cookies con gocce di cioccolato.

Gli ingredienti di prima qualità, rigorosamente biologici, uniti al gusto artigianale di ricette d altri tempi rendono questa linea una golosa ed irrinunciabile bontà. I prodotti vengono proposti in confezioni da 150 gr.

Il packaging estremamente ricercato e di classe li rende adatti ad essere offerti come presente anche alle persone più esigenti.

CANESTRELLI con nocciole
I Canestrelli sono dei frollini della tradizione pasticcera italiana a forma di margherita; il gusto delizioso ed allo stesso tempo delicato della granella di nocciole fa di loro un peccato di gola irresistibile.
Fatevi tentare, 
Quality Bio garantisce la prima qualità degli ingredienti usati!

CANTUCCI con mandorle
Dall antica tradizione pasticcera toscana arrivano i Cantucci, che però nel nostro caso sono preparati con farina, uova, zucchero e mandorle rigorosamente bio. Un piacere tutto natura e salute, delizioso da sgranocchiare da solo o, secondo la tradizione, da inzuppare in un ottimo vino bianco da dessert a fine pasto.

COOKIES con gocce di cioccolato
I Cookies sono sfiziosi biscotti con gocce di cioccolato; uno snack salutare senza nessuna rinuncia dal punto di vista del gusto. In linea con la nostra filosofia aziendale, le gocce di cioccolato utilizzate sono bio e senza lecitina di soia, quindi una garanzia al 100% di essere OGM-free.

A testimonianza dell’ alta qualità della nostra produzione, proprio i Cookies con gocce di cioccolato, L’ ANTICA MACINA, hanno recentemente ottenuto, durante la fiera Biofach a Norimberga, un riconoscimento particolarmente ambito: Medaglia d’argento da parte dell istituto DLG, ente che si occupa di ricerca e qualità a livello internazionale.

Nella foto a lato, Il titolare della Quality Bio, dott. Sartor, (a dx) ritira la Medaglia d argento conferita dall istituto DLG, ente tedesco per la ricerca e qualità a livello internazionale.

Il premio è stato conferito a Norimberga durante la fiera Biofach e ha premiato la qualità dei COOKIES con gocce di cioccolato.

Comunicato stampa del 24 luglio 2008

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Il pregiato latte di cammella

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L’acqua è anima.
Il latte è vita.
Popolazione nomade Ahaggar dell’Algeria

 

Il latte di cammella, di alto valore nutritivo, per i suoi estimatori è vero nettare; leggermente più salato e tre volte più ricco di vitamina C del latte di mucca, ricco di ferro, di acidi grassi non saturi e di vitamine del gruppo B, in Russia, Kazakistan ed India spesso viene prescritto ai convalescenti, mentre in Africa viene dato ai malati di AIDS.

I somali ne sono ghiotti e sono fermamente convinti delle sue qualità curative: dal Sahara alla Mongolia la domanda di latte di cammella è in grande espansione.

In Tunisia la gente percorre centinaia di chilometri per procurarselo; in Etiopia ed in Somalia i pastori sono disposti a viaggiare 12 ore per andare a venderlo a Gibuti, dove i prezzi sono alti.

A N’Djamena, in Ciad, nuove latterie stanno affermandosi; in un’altra parte del globo è considerato un potente toccasana contro parecchie malattie, e nei paesi del Golfo si crede abbia addirittura poteri afrodisiaci.

Le tecniche d’allevamento dei cammelli sono rudimentali e buona parte dei 5,4 milioni di tonnellate di latte che vengono prodotti ogni anno, da una popolazione complessiva stimata nell’ordine di 20 milioni di cammelli, viene succhiato dagli stessi piccoli.

La FAO intravede grandi prospettive per i prodotti caseari derivati da latte di cammella: potrebbero sia fornire un’efficace risorsa alimentare aggiuntiva alle popolazioni che vivono in zone aride e semi-aride sia rappresentare per i pastori nomadi una buona fonte di reddito.

Nelle steppe del Kazakistan e della Mongolia le popolazioni trasformano il prodotto fresco in latte fermentato, denominato Shubat in Kazakistan e Khoormog nella vicina Mongolia.

Ad Almaty, antica capitale del Kazakistan, un moderno caseificio produce il Kourt, un formaggio duro  usato prevalentemente grattugiato, e gustosi dolci a base di latte di cammella.

Nancy Abeiderahmanne, che da 15 anni gestisce con successo in Mauritania un caseificio di latte di cammella, mucca e capra, produce un formaggio a pasta molle con crosta bianca, chiamato Caravane, soprannominato Camelbert.

Il cioccolatificio viennese del signor Johan Georg Hochleitner intende lanciare il prossimo autunno il cioccolato al latte di cammello, a basso contenuto calorico.

Anthony Bennett, esperto di prodotti caseari e animali della Fao, è certo che "migliore foraggio e assistenza veterinaria potrebbero far aumentare la produzione fino a 20 litri al giorno" aprendo ai pastori nomadi un mercato mondiale del valore di circa 8 miliardi di euro

L’Agenzia spera che i finanziamenti aiutino a sviluppare il settore  sia a livello locale sia a far sì che possa espandersi e raggiungere i più lucrativi mercati dell’Occidente e del Medioriente. 

 "Il potenziale di sviluppo è enorme", afferma convinto Bennett.

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