28/11/2008
Softwood Lumber Segati di conifere, calo mondiale dei consumi nel 2008

La tanto attesa ripresa primaverile dei consumi non si è purtroppo verificata e siamo ormai a maggio senza che ci siano avvisaglie di una reale inversione di tendenza. Anche la riunione del Comitato Misto Italo-Austriaco per l'esame della situazione di mercato ne ha dovuto prendere atto e rinviare al prossimo autunno le speranze di una ripresa dei mercati. Da entrambe le parti è stato evidenziato come il consuntivo del 2007 sia stato nel suo complesso sicuramente positivo per il settore del legno, anche se man mano che passavano i mesi l'andamento si faceva riflessivo con un quarto trimestre che ha rischiato di vanificare l'intera annata. Da parte italiana sono stati resi noti i dati da poco disponibili relativi all'andamento delle importazioni complessive del 2007 che, come sempre, permettono di comprendere anche qua e sia stata la dinamica dei consumi italiani. Per quanto riguarda i prodotti forestali maggiormente utilizzati il 2007 presenta dati in crescita per i segati di conifere, le travi lamellari, l'Osb e i compensati, mentre in calo sono risultate le importazioni di tronchi di conifere. Per i segati di conifere la crescita rispetto al 2006 è stata di solo 0,45% a 6.440.000 m3, mentre a fine aprile era di +11% e a fine giugno del +6%. Su base annua la crescita dell'Austria +2% e della Germania +6% riconfermano questi due Paesi come i maggiori fornitori del nostro mercato, mentre notevole è il passo avanti della Repubblica Ceca con una crescita di +7,2% superando così la Russia in calo di -16%. Seguono Finlandia e Svezia anch'esse in forte calo, rispettivamente -17,2% e -22%. Per l'Osb h crescita rispetto al 2006 è stata di un robusto 20% con il Canada divenuto il maggior fornitore grazie a forti consegne nel secondo semestre. Per i compensati la crescita è stata di +3,2% e Brasile e Russia si sono riconfermati i maggiori fornitori. Solamente le importazioni di tronchi di conifere hanno segnato un considerevole calo di -15% con Austria, Svizzera e Germania in netto calo. Da parte austriaca si è evidenziato il nuovo record produttivo di segati di conifere raggiunto nel 2007 con 11,3 milioni di m3 e l'ancora più eclatante record delle esportazioni salite del +14,4% a 7.640.000 m3, il tutto in un anno che ha visto in forte calo le esportazioni dei Paesi Scandinavi e della Russia. L'Italia, pur in crescita del +2%, riduce il proprio peso percentuale sul totale delle esportazioni austriache dal 66% del 2006 al 58,9% del 2007, a dimostrazione che i grandi sforzi austriaci di diversificare i propri mercati di sbocco sono stati coronati da successo, e ciò nonostante il crollo delle vendite -51% in Nord America scese a poco più di 240.000 m3. Dato che orme Germania (-2,8%) e Giappone (-4,4%) hanno segnato lievi cali, il risultato complessivo di +14,4% è stato reso possibile unicamente da un eccezionale +124% a 1.067.000 m3 verso il Levante, vale a dire Paesi Arabi e del Nord Africa, nonché da un +121% a 209.000 m3 verso l'Inghilterra e da altrettanto forti incrementi verso tutti gli altri Paesi dell'Unione europea, sia occidentali che orientali. Interessante il dato relativo alla struttura dell'export delle grandi segherie rispetto alla piccole e medie.
Per le grandi che hanno applicato in pieno il concetto di globalizzazione, il peso dell'export verso l'Italia è stato di "solo" il 34,6%, con il 24,4% verso il Levante, il 13,5% verso il Giappone, 1'8,3% verso la Germania e il 12,3% verso i restanti Paesi europei. Completamente diversa la struttura dell'export delle piccole e medie segherie austriache per le quali l'Italia rappresenta ancora 1'86% del totale, seguita dalla Germania con i17% e il restante 7% ripartito tra tutti gli altri mercati. Archiviato il 2007 si è proceduto ad un realistico confronto di mercato imperniato sulla constatazione di un progressivo cedimento dei consumi su tutti i mercati internazionali al quale, si è insistito da parte italiana, non ha corrisposto una adeguata riduzione della produzione né in Centro Europa né in Scandinavia, con il risultato di incrementare sempre più le scorte presso i Paesi produttori, far calare i prezzi e quindi svalutare le scorte giacenti presso i Paesi importatori. Inoltre, la pressione dell'offerta è stata in continua crescita in questi ultimi 6 mesi provocando continui ribassi dei prezzi, tanto da rendere la propensione all'acquisto da parte italiana vicina allo zero, dato che quanto comperato oggi si dimostrava comperato caro solo pochi giorni dopo. Da parte austriaca è stato dichiarato che nel primo trimestre 2008 la produzione è stata ridotta del 15% e che già in novembre/dicembre quasi tutte le segherie erano passate a un solo turno di produzione. Da parte italiana si è argomentato che un -15% rispetto al primo trimestre 2007, che aveva segnato record di produzione con +20% sino a +30% rispetto alle medie degli anni precedenti, non possa essere stato ovviamente sufficiente a riequilibrare l'offerta alla ridotta domanda. Su base annua si è affermato da parte austriaca che la produzione complessiva nel 2008 segnerà comunque un calo di almeno il 5% a 10.750.000 m3, e inoltre che per la maggior parte degli assortimenti ritengono che i prezzi abbiano ormai raggiunto il fondo. H discussione si è poi concentrata sui perversi effetti dei due uragani di fine gennaio-febbraio, Paula e Emma, che hanno colpito il centro Europa abbattendo 15 milioni di m3 di piante, di cui circa 8,3 milioni in Austria, circa 4,3 milioni in Germania e circa 2 milioni in Repubblica Ceca. In Austria la regione maggiormente colpita è stata la Stiria con 4,2 milioni di m3 seguita dalla Carinzia con 1,7 milioni di m3. Ed è proprio alle grandi segherie di queste due regioni che si è presentato il grave dilemma se cedere o meno alle pressanti richieste dei proprietari forestali, così gravemente colpiti dagli uragani, di ritirare ulteriori forti quantitativi di fondarne "catastrofico" in modo da aiutarli a ripulire le foreste danneggiate nel più breve tempo possibile, cercando così di limitare l'attacco del tarlo che diffondendosi attaccherebbe anche le piante non danneggiate. Il dilemma è sicuramente di non facile soluzione, in quanto era ferma intenzione di queste grandi segherie di non incrementare la produzione per la semplice ragione che non si sa dove collocare gli aggiuntivi volumi di segati, ma d'altro canto non ci si può rifiutare di dare una mano al proprio abituale fornitore di materia prima. L'impressione dei delegati italiani è stata che le grandi segherie finiranno per assorbire questi addizionali volumi di tronchi, ovviamente a prezzi ridotti, e che pertanto sino al terzo trimestre ci sarà un inevitabile eccesso di produzione che non contribuirà certo a un riequilibrio della domanda e dell'offerta, mentre a partire da settembre-ottobre la situazione potrebbe drasticamente cambiare in quanto non solo i prezzi dei tronchi torneranno ai livelli pre-uragani ma si assisterà a una vera e propria carenza di nuovi abbattimenti necessaria per riequilibrare gli abbattimenti "catastrofici". Se "navigare a vista" è diventato un obbligo nel breve termine, molta attenzione sarà necessaria a partire da settembre per non farsi prendere in contropiede da consistenti rialzi dei prezzi dei segati, che da molte fonti vengono ritenuti inevitabili.
(Fonte: Il legno)
Per le grandi che hanno applicato in pieno il concetto di globalizzazione, il peso dell'export verso l'Italia è stato di "solo" il 34,6%, con il 24,4% verso il Levante, il 13,5% verso il Giappone, 1'8,3% verso la Germania e il 12,3% verso i restanti Paesi europei. Completamente diversa la struttura dell'export delle piccole e medie segherie austriache per le quali l'Italia rappresenta ancora 1'86% del totale, seguita dalla Germania con i17% e il restante 7% ripartito tra tutti gli altri mercati. Archiviato il 2007 si è proceduto ad un realistico confronto di mercato imperniato sulla constatazione di un progressivo cedimento dei consumi su tutti i mercati internazionali al quale, si è insistito da parte italiana, non ha corrisposto una adeguata riduzione della produzione né in Centro Europa né in Scandinavia, con il risultato di incrementare sempre più le scorte presso i Paesi produttori, far calare i prezzi e quindi svalutare le scorte giacenti presso i Paesi importatori. Inoltre, la pressione dell'offerta è stata in continua crescita in questi ultimi 6 mesi provocando continui ribassi dei prezzi, tanto da rendere la propensione all'acquisto da parte italiana vicina allo zero, dato che quanto comperato oggi si dimostrava comperato caro solo pochi giorni dopo. Da parte austriaca è stato dichiarato che nel primo trimestre 2008 la produzione è stata ridotta del 15% e che già in novembre/dicembre quasi tutte le segherie erano passate a un solo turno di produzione. Da parte italiana si è argomentato che un -15% rispetto al primo trimestre 2007, che aveva segnato record di produzione con +20% sino a +30% rispetto alle medie degli anni precedenti, non possa essere stato ovviamente sufficiente a riequilibrare l'offerta alla ridotta domanda. Su base annua si è affermato da parte austriaca che la produzione complessiva nel 2008 segnerà comunque un calo di almeno il 5% a 10.750.000 m3, e inoltre che per la maggior parte degli assortimenti ritengono che i prezzi abbiano ormai raggiunto il fondo. H discussione si è poi concentrata sui perversi effetti dei due uragani di fine gennaio-febbraio, Paula e Emma, che hanno colpito il centro Europa abbattendo 15 milioni di m3 di piante, di cui circa 8,3 milioni in Austria, circa 4,3 milioni in Germania e circa 2 milioni in Repubblica Ceca. In Austria la regione maggiormente colpita è stata la Stiria con 4,2 milioni di m3 seguita dalla Carinzia con 1,7 milioni di m3. Ed è proprio alle grandi segherie di queste due regioni che si è presentato il grave dilemma se cedere o meno alle pressanti richieste dei proprietari forestali, così gravemente colpiti dagli uragani, di ritirare ulteriori forti quantitativi di fondarne "catastrofico" in modo da aiutarli a ripulire le foreste danneggiate nel più breve tempo possibile, cercando così di limitare l'attacco del tarlo che diffondendosi attaccherebbe anche le piante non danneggiate. Il dilemma è sicuramente di non facile soluzione, in quanto era ferma intenzione di queste grandi segherie di non incrementare la produzione per la semplice ragione che non si sa dove collocare gli aggiuntivi volumi di segati, ma d'altro canto non ci si può rifiutare di dare una mano al proprio abituale fornitore di materia prima. L'impressione dei delegati italiani è stata che le grandi segherie finiranno per assorbire questi addizionali volumi di tronchi, ovviamente a prezzi ridotti, e che pertanto sino al terzo trimestre ci sarà un inevitabile eccesso di produzione che non contribuirà certo a un riequilibrio della domanda e dell'offerta, mentre a partire da settembre-ottobre la situazione potrebbe drasticamente cambiare in quanto non solo i prezzi dei tronchi torneranno ai livelli pre-uragani ma si assisterà a una vera e propria carenza di nuovi abbattimenti necessaria per riequilibrare gli abbattimenti "catastrofici". Se "navigare a vista" è diventato un obbligo nel breve termine, molta attenzione sarà necessaria a partire da settembre per non farsi prendere in contropiede da consistenti rialzi dei prezzi dei segati, che da molte fonti vengono ritenuti inevitabili.
(Fonte: Il legno)
15:48 Scritto da: bravo_cook in Notizie | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala | Tag: notizie, news, conifere, segato, legno, tagliato, mondilae | OKNOtizie |
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