17/08/2008

Nel mio ristorante niente tedeschi

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La fotografa antinazista a pranzo nel ristorante vietato ai tedeschi.

UNICA ECCEZIONE: UNA REPORTER ANTI NAZISTA

 

CARRARA. A Bedizzano di Carrara, in mezzo alle cave di marmo, proprio a due passi dalla Linea gotica, fino a qualche giorno fa c'era una trattoria "verboten" ai tedeschi. Titolare è Francesco Farsetti detto Ometto, 86 anni che non dimostra, comunista irriducibile ed ex partigiano della "Brigata Garibaldi". In questo luogo ameno sorto nel lontano 1946, i tedeschi: donne, vecchi o bambini, non sono graditi. Il vecchio partigiano non concede loro neanche un panino, un caffè od un bicchiere di acqua. Se li riconosce li ferma sull'uscio del ristorante e chiede se posseggano la tessera dell'Anpi o dell'Arci. Poi, con ferma cortesia, li allontana: "Raus: da me gente come voi non mangia niente!".
 Ma proprio il giorno della ricorrenza dell'eccidio di S. Anna di Stazzema, è scoppiata la "bomba" di pace: una tedesca è riuscita a violare l'osteria-bunker del nemico giurato dei nazisti. In pratica e per un giorno il signor Francesco Farsetti ha firmato l'armistizio con la Germania e suggellato il Patto d'Acciaio con Digne Meller Marcovicz di 74 anni, famosa fotoreporter di Berlino, ma anarchica ed antinazista dichiarata.
 Una sorta di tregua a discrezione sancita nel locale di Bedizzano, sotto i pergolati di uva fragolina e un arredo urbano mirabolante di grandi tavoli, balaustre, panchine e pavimento di marmo grezzo e levigato. «Lo spessore di un'epoca - dice Ometto - di storia, di lutti e di sacrifici di lavoro».
 Tra il partigiano e la tedesca è scoccata la scintilla della solidarietà dinanzi a piatti di minestrone coi fagioli e delizioso baccalà marinato "alla livornese". Poi i brindisi, con relativo tintinnio concorde dei "francesini" colmi di vino rosso.
 Ma la storia di Ometto "spaventapasseri dei tedeschi" ha radici lontane e drammatiche, come quella ancora più crudele di Digne Meller Marcovicz. Vicende che non possono e non debbono suscitare l'ironia che oggi si infonde.


 L'oste ci mostra quella che considera una Sacra reliquia: un grande quadro che conserva i volti di 360 partigiani caduti in combattimento coi tedeschi nel 1944-45: fototessere, decorate da un cuore di stoffa nero e rosso sangue, ricamato da un famoso anarchico di nome Gogliardo Fiaschi. «Ho visto i massacri di gente inerme, compiuti dagli aguzzini delle SS di Walter Reder, quel Monco maledetto che dalle nostre parti ha combinato sfracelli e orrende rappresaglie. Come posso servire i discendenti di tanta barbarie - s'interroga ancora oggi Ometto - i miei morti ammazzati si rivolterebbero nelle fosse comuni dove li avevano scaraventati».
 Digne M. Marcovicz, tedesca ospite, alza gli occhi al cielo e ripensa alla sua famiglia di scienziati, industriali ed artisti "ebrei-tedeschi-olandesi" annientata dai nazisti. Ricorda di sua sorella, Cato, 22 anni, che si ribellò al regime di Hitler, ma che nel 1943 venne decapitata in carcere a Berlino. Con il boia che brandiva una scure enorme e indossava cappuccio nero e guanti bianchi. La giornalista sospira, mentre Ometto esclama: «Stavolta ho fatto un'eccezione e ho dato da mangiare in casa mia ad una tedesca anarchica e antinazista come lei. Ma l'eccezione non conferma la regola perche se Dio perdona, Ometto... no!». Poi conclude: «Raus, raus a tutta la gente di razza ariana». Digne M. Marcovicz lo fissa e gli sorride: «Dai, Ometto dagli occhi azzurri, oggi è una magnifica giornata piena di luce. Non fare il razzista».

 

 
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